Valori catastali, nel capoluogo lariano il divario è del 58%

alt La graduatoria del “Sole 24 Ore”
Lo scarto rispetto alle quotazioni di mercato è tra i più bassi d’Italia
(m.d.) I proprietari di casa comaschi possono dormire sonni tranquilli, quanto meno non troppo agitati. Almeno secondo le stime del “Sole 24 Ore”.

Il quotidiano economico ha infatti stilato ieri la classifica dei capoluoghi di provincia che saranno maggiormente tartassati dalla revisione del Catasto, provvedimento che aumenterà i valori catastali degli immobili di tutta Italia – che costituiscono la base imponibile su cui si calcolano le tasse e i tributi versati all’erario, dall’Imu alla Tasi – avvicinandoli alle quotazioni di mercato. Un rincaro che dovrebbe essere più marcato proprio laddove oggi la distanza tra valori catastali e quotazioni del mattone è più ampia, ovvero dove attualmente si pagano tasse più basse rispetto al reale valore degli edifici.

Sulla base di questo ragionamento, “Il Sole 24 Ore” ha costruito la graduatoria dei capoluoghi maggiormente a rischio stangata, a partire da Pistoia, dove lo scarto tra il valore catastale delle abitazioni e il prezzo di mercato sfiora il 300%. Nella città toscana, infatti, a un valore catastale medio riferito a tutte le categorie di abitazione, da quelle popolari a quelle di lusso, pari a 73.117 euro corrisponde un prezzo di mercato medio di 280.791 euro, con un divario appunto del 284%.
Se Pistoia è al primo posto, Como è in fondo alla classifica. Il capoluogo lariano occupa infatti il 94° gradino su un totale di 103 città. I proprietari di casa comaschi rischiano di subire incrementi del Catasto dell’ordine del 58%, visto che il valore medio catastale è oggi attestato a 127.353 euro a fronte di una quotazione di mercato pari a 201.229 euro.
Prendendo in considerazione le sole abitazioni di categoria A/3, quelle cioè di tipo economico, che a Como rappresentano il 27% del totale delle case, il divario tra Catasto e mercato in riva al Lario sale al 104% (corrispondente alla 78ª posizione in Italia), mentre per la categoria A/2, ovvero la tipologia di ville e appartamenti più diffusa (costituisce il 57% dell’intero patrimonio residenziale), lo scarto scende al 38% (87° posto nella graduatoria nazionale).
Tornando alla classifica generale, Lecco è incollata a Como, in 95ª posizione, con uno scarto del 57%: 118.503 euro di valore catastale contro 185.667 euro di valore di mercato.
Pordenone, con un divario del 19%, è invece la città dove il divario percentuale è più basso, in cui cioè i valori catastali sono già elevati e quindi il rischio di pagare tasse ancora più alte è minimo.
È necessario, infine, precisare che gli scarti evidenziati dal “Sole 24 Ore” non necessariamente si tradurranno in un pari aumento dei valori catastali e dunque della base imponibile su cui si dovranno pagare le tasse sugli immobili, dall’Imu alla Tasi. Si tratta innanzitutto di stime su dati medi e, soprattutto, il percorso di riforma del Catasto è ancora lungo e la futura evoluzione dei valori catastali dipenderà anche dalle scelte delle singole amministrazioni comunali.

Nella foto:
Una veduta dall’alto della città. Dall’allineamento dei valori catastali alle quotazioni di mercato deriverà un innalzamento della base imponibile su cui oggi si pagano le tasse sulle case. Nel capoluogo lariano il rischio di ulteriori rincari non dovrebbe essere particolarmente elevato

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