Cronaca

«Valorizzeremo la struttura della storica dimora»

Il percorso espositivo
Il curatore: non siamo in ritardo per la promozione dell’evento
«Un allestimento pulito, essenziale. Complimenti. Qui hanno preso il via le avventure di grandi musei come gli Uffizi. È nato tutto da questo giacimento». Era estasiato, ieri mattina, Flaminio Gualdoni, passeggiando nella sala al piano terra di Palazzo Volpi, sede della collezione di ritratti allestita dallo storico rinascimentale Paolo Giovio, prototipo del museo moderno. Sarà essenziale anche l’allestimento della mostra di Villa Olmo, promette Gualdoni E soprattutto «rispettoso della struttura della storica dimora neoclassica che valorizzeremo. È già di per sé un gioiello, un ulteriore motivo per visitare Como visto che la mostra, come di consueto, punterà molto su chi non è comasco».
La mostra che aprirà a fine giugno avrà uno sviluppo cronologico. Vasto il panorama degli artisti: dal Futurismo di Boccioni, Balla, Depero, passando per la trasognata classicità metafisica di De Chirico, le perplessità poetiche di Sironi, le astrazioni architettoniche di Soldati e Galli e poi i maestri dell’architettura dipinta come La Pietra, Ico Parisi, e Francesco Somaini e autori come Fontana, Basilico fino alle ultimissime generazioni di artisti che, tra pittura e fotografia, riprendono il tema della crisi attuale dell’immagine di città. E poi ci sarà un’anteprima realizzata dallo scultore Arnaldo Pomodoro, un bronzo fuso appositamente per la mostra di Como.
In tutto si potranno ammirare a Villa Olmo circa 65 opere, che permetteranno di capire come i grandi artisti del secolo scorso, e degli inizi dell’attuale, hanno ritratto la città che nasce e si evolve e si “involve”, tra entusiasmi e perplessità.
Avrà fortuna questa mostra comasca lanciata così in ritardo? «I tempi ci sono per la promozione – ha contraddetto ieri Gualdoni in Pinacoteca – Ho l’esperienza diretta di Milano, dove curo la retrospettiva su Piero Manzoni, mentre a pochi passi c’è l’omaggio all’arte di Gustav Klimt. So benissimo che il primo avrà meno impatto sul pubblico, ma è comunque un successo e i dati lo dimostrano. L’importante è che siano progetti espositivi rigorosi e coerenti».
Un paragone con la mostra dell’anno scorso, “Caporetto” sul fronte della biglietteria, che giocava molto sulla multimedialità con installazioni, video, plastici? «L’ho visitata – ha proseguito Gualdoni – era impeccabile, ma anche inconfrontabile con quella che ho pensato quest’anno per Villa Olmo. È una sequenza di grandi quadri, di grandi immagini sul tema della città».
«Abbiamo mantenuto quanto ci eravamo promessi – gli ha fatto eco l’assessore Cavadini – Spesso quando si immagina una mostra alla fine del percorso progettuale, per mille motivi, non escluse le difficoltà nei prestiti, ci si trova di fronte a un palinsesto molto diverso. Non è stato il nostro caso». Tra meno di un mese, e cioè adesso, la parola passerà definitivamente al pubblico.

L.M.

Nella foto:
La giornata dell’operaio, opera di Giacomo Balla attesa a VIlla Olmo
29 maggio 2014

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