Valorizziamo il settore nautico lariano

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di Giorgio Civati

A pensarci bene, forse il Lago di Como non è granché considerato da queste parti. Sì, certo, è bello e questo nessuno lo nega. È una “calamita” per i turisti di tutto il mondo, altra verità sicura. Ma sfregi come la tristissima storia delle paratie, per restare al capoluogo, sembrano indicare scarsa attenzione, nessuna considerazione.

Un altro segnale di quanto poco si consideri il Lario sta poi nella carenza di strutture per la nautica, per esempio scivoli di alaggio, distributori di benzina, gru. Ed è un peccato, anzi uno spreco, perché la nautica sta vivendo una stagione molto positiva. Da Genova, dove si è aperto ieri il sessantunesimo Salone nautico, giungono infatti segnali incoraggianti, anche in questi tempi di pandemia: “tirano” i mega yacht  e le barche da sogno ma anche quelle più modeste piacciono, e pure l’usato ha ripreso vigore. Certo, quella è Genova, il Lario è lontano più della distanza in chilometri. Eppure proprio il Lago di Como in passato ha espresso grandi costruttori di scafi bellissimi, di barche che hanno stabilito record di velocità e dettato la linea per innovazioni tecniche, che hanno conquistato vip e sportivi, nobili e appassionati di tutto il mondo.

Tullio e Bruno Abbate ed Eugenio e Renato Molinari, per esempio, hanno legato i loro nomi alle performaces come piloti ma hanno anche – e forse soprattutto – costruito barche: per loro, per i loro record e per tantissimi clienti. La nautica sul Lario ha insomma una storia importante, cominciata con quelli che venivano chiamati maestri d’ascia per le loro abilità nel lavorare il legno, un tempo unico materiale di costruzione degli scafi, ma quella bravura pur evolvendosi non è andata persa. Cranchi, che ha base a Piantedo e quindi in Valtellina, territorio evidentemente affacciato sul Lago di Como, è un’eccellenza anche con la vetroresina. Stessa storia per Airon Marine e per altri ancora. In più è argomento di questi periodi il motoscafo elettrico realizzato dal cantiere Ernesto Riva di Laglio, 250 anni di storia e un futuro anche green; dall’altra parte del lago, a Lezzeno, Matteri – altro nome illustre nella cantieristica lacustre – ha elettrificato una Lucia, la tipica imbarcazione da trasporto dei tempi andati.

Appena oltre il confine, poi, la Società navigazione lago di Lugano, con l’aiuto della Autorità di bacino Ceresio, Piano e Ghirla, ha recentemente dotato di motore elettrico la storica motonave Ceresio 1931, oltre 30 metri di lunghezza per una portata di 240 passeggeri. E per il 2035 tutta la flotta della navigazione pubblica sul Ceresio sarà a propulsione elettrica. Lontanissima dall’essere solo “roba da ricchi”, la nautica insomma è viva. È business e passione e sta diventando pure ecologica. Lo sanno a Genova, appuntamento mondiale di grande risalto; lo sanno gli addetti ai lavori anche sul Lario e lo sanno anche i tanti appassionati.

Ancora una volta, però, non si può non sottolineare che, specie da queste parti, molto è lasciato all’intraprendenza dei privati, che mancano le infrastrutture, che la svolta green dovrebbe essere più supportata anche da parte pubblica. Che, magari, uno stand di una qualche istituzione lariana al Salone di Genova avrebbe potuto anche esserci.

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