Cronaca

VANDALI PENTITI. SQUARCIO DI LUCE

di RENZO ROMANO

Dopo l’assalto al presepe di Piazza S. Stefano
Il vandalismo è triste espressione di becero vuoto culturale. I vandali, ossia coloro che distruggono per gioco, spesso neppure si rendono conto della gravità e insensatezza dei loro squallidi misfatti.
La distruzione del presepe a Piazza S. Stefano nel periodo natalizio aveva destato impressione e sconcerto. C’era il sospetto che gli autori del barbaro accanimento contro il presepe fossero ragazzi. Tale sospetto ha avuto sgradita conferma. I responsabili si sono presentati dai carabinieri

accompagnati dai loro genitori e hanno confessato la triste bravata dichiarandosi pentiti.
Gli autori materiali sono due giovani, ma dai carabinieri si sono presentati anche altri cinque ragazzi che pur non partecipando materialmente alla miserevole impresa nulla hanno fatto per impedirla. I genitori hanno pagato i danni, i ragazzi si sono offerti di collaborare alla realizzazione del presepe del prossimo anno, la denuncia è stata ritirata.
La felice conclusione si presta a contrastanti considerazioni. Il sospetto che i carabinieri fossero sulle tracce dei colpevoli potrebbe avere indotto i ragazzi e i loro genitori a presentarsi spontaneamente per evitare guai maggiori, come in effetti è avvenuto. Confortante è invece la speranza che l’assunzione di responsabilità del fattaccio sia il frutto di un effettivo reale pentimento.
Facile immaginare i primi sospetti dei genitori, la confessione dei ragazzi ai familiari, infine la sofferta decisione di recarsi tutti assieme dai carabinieri. La possibile sequenza temporale, prima in ambito familiare e poi in caserma, pur non minimizzando l’assurdità dell’atto vandalico, è segnale positivo da sottolineare. Non è affatto facile per un genitore ammettere colpe e sbagli dei propri figli.
Il comportamento di quelle mamme e papà che sono stati capaci di “parlare” con i loro figli e successivamente li hanno convinti a confessare il misfatto è un lampo di luce nello squallido grigiore della vicenda. È anche ammonimento a “vigilare” con discrezione e misura i figli e a dialogare con loro. Quei genitori hanno dato una bella e utile lezione ai loro ragazzi e hanno dimostrato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, l’importanza della famiglia nel processo educativo dei giovani.
Un atto vandalico è segnale di vuoto culturale, aridità di sentimenti, smarrimento della ragione, oltraggio alla propria intelligenza, mancanza di senso di responsabilità, disprezzo del prossimo. Ancora più grave appare l’atto se l’autore è un giovane. Scuola e famiglia non sono certamente esenti da responsabilità. Ma l’una e l’altra, da sole possono fare ben poco. Lo squallido episodio di vandalismo a Piazza offre l’occasione per ripensare alla necessità di un loro proficuo rapporto di collaborazione.

16 gennaio 2011

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
novembre: 2018
L M M G V S D
« Ott    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
farmacia Farmacie di turno farmacia

ospedale   Ospedali   ospedale

trasporti   Trasporti   trasporti
Colophon

Editoriale S.r.l. (in liquidaz.)
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto