Vanessa e Greta a Rebbio, poi la partenza. Don Giusto: «Due ragazze tenaci e preparate»

altAncora nessuna notizia delle giovani cooperanti sparite in Siria da 8 giorni
(f.bar.) «Le abbiamo ospitate a Rebbio il 20 luglio, poche ore prima della loro partenza per la Siria. Sono due ragazze preparate, esperte e coraggiose. Preghiamo per loro». Le parole sono di don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio che ha recentemente conosciuto Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le giovani cooperanti sparite in Siria ormai da 8 giorni e che si teme possano essere state rapite.
L’occasione alla quale si riferisce don Giusto – come racconta lo stesso parroco – «è stata una raccolta di fondi per i loro progetti umanitari. La serata fu molto interessante e decisamente partecipata. Più di 40 persone ascoltarono con attenzione i racconti delle loro precedenti esperienze». 

 

Vanessa Marzullo e Greta Ramelli con il “Progetto Horryaty”, insieme con Roberto Andervill, avevano raccolto finanziamenti dalle associazioni “Ipsia” e “Sos Siria” di Varese, oltre che dalla Onlus “Rose di Damasco” di Asso, e dalla comunità siriana araba in Italia. L’ultimo progetto in ordine di tempo consisteva nell’acquisto di kit di pronto soccorso, pacchi di medicine e alimenti da distribuire nelle zone del conflitto.
«Ci hanno poi raccontato – aggiunge don Giusto – di come parte dei proventi derivanti dalla vendita delle foto che hanno messo in mostra a Rebbio sarebbe dovuta servire per portare l’acqua in alcuni villaggi devastati dalla guerra. Ripeto, sono ragazze tenaci, preparate e abituate a situazioni critiche nonostante la giovane età. Speriamo di avere il prima possibile delle notizie rassicuranti».
Intanto, le famiglie delle due giovani continuano a vivere ore di apprensione in attesa di poter finalmente ricevere buone notizie. «Noi ovviamente preghiamo per le due giovani ragazze. Quando abbiamo appreso la notizia siamo rimasti molto scossi. In parrocchia avevamo parlato di Vanessa e Greta proprio alcuni giorni fa, ricordando la serata benefica qui a Como e rimarcando ancora una volta il loro impegno lodevole per aiutare i più deboli», specifica sempre don Giusto Della Valle.
Nel frattempo la Procura di Roma ha aperto un fascicolo, ipotizzando il reato di sequestro di persona a scopo di terrorismo. Ovviamente, del caso si sta occupando anche l’unità di crisi della Farnesina. In base alle ultime notizie, le ragazze, entrate nel Paese il 28 luglio passando da Atma, uno dei più grandi campi profughi siriani, sarebbero state rapite meno di 72 ore dopo il loro arrivo. L’ultimo accesso a WhatsApp di una delle due giovani risalirebbe infatti al 31 luglio.
Fonti locali, intanto, riferiscono che numerosi uomini armati avrebbero circondato l’abitazione dove le due donne si trovavano insieme ai due uomini di scorta, a loro volta sequestrati ma liberati dopo poche ore.
«Quando le ho conosciute, mi sono fatto raccontare della loro imminente missione. Si sono dimostrate attente. Avevano adottato tutte le precauzioni del caso, sapevano dove andare e come muoversi. Ora bisognerà capire cosa non è andato per il verso giusto», conclude don Della Valle.
Ieri mattina, intanto, è intervenuto anche Roberto Andervill, terzo responsabile del progetto “Horryaty”, di cui le due cooperanti Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono fondatrici: «A nome del Progetto Horryaty vorrei dire che non saranno rilasciate dichiarazioni a nessuno. Tutte le informazioni sul progetto sono sulla nostra pagina Facebook. Tutte le altre informazioni non saranno divulgate».

Nella foto:
Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le giovani cooperanti sparite in Siria ormai da 8 giorni e che si teme possano essere state rapite

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