Cronaca

Vapro: «Non ci fu bancarotta fraudolenta»

Non è stata riconosciuta la frode ai danni delle profumerie “Limoni”
(m.pv.) La pubblica accusa aveva invocato condanne per 23 anni, chiedendo che venisse riconosciuta l’associazione per delinquere finalizzata a commettere più delitti di bancarotta fraudolenta, reati tributari e appropriazioni indebite. Il collegio del Tribunale ha riconosciuto l’associazione per delinquere, finalizzata tuttavia al solo omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto relativa al 2008 (869 mila euro). Una decisione che potrà essere compresa nel dettaglio solo con le motivazioni della sentenza. Si è chiuso così – con quattro condanne per un totale di 14 anni – il primo grado di giudizio della vicenda fiscale che, secondo la ricostruzione della pubblica accusa, aveva finito con il danneggiare la nota catena di profumerie “Limoni”. In aula erano finiti Piofrancesco Borghetti, 56 anni residente a Bologna, ex amministratore delegato di Limoni Spa fino al 2008; Antonio Lemma, imprenditore di 51 anni, ex titolare della profumeria Vapro di Mozzate fallita nel 2009; la moglie di Lemma, Maria Cristina Bartesago, 47 anni; Nazzareno Brandoni, 52 anni, ex direttore finanziario di Limoni Spa fino al 2008 e residente a Granarolo dell’Emilia (Bologna). Gli attori della vicenda – difesi dagli avvocati Giuseppe Sassi, Emanuele Caimi, Walter Gatti, Francesco D’Alessandro e Luca Sirotti – dovevano difendersi dall’accusa citata in avvio. Ovvero, di aver messo in piedi un meccanismo che consisteva nell’acquisto di profumi dalla Vapro di Mozzate a prezzi che a stento coprivano i costi di produzione e che poi tornavano in circolazione a valori più alti e dopo molti giri. Una ricostruzione che tuttavia è crollata con la decisione del collegio che ha tolto dalle accuse ogni contestazione tranne appunto l’omesso versamento di imposta. Le pene: Lemma 4 anni, Brandoni 2 anni e 8 mesi, Borghetti 6 anni, Bartesago un anno e 4 mesi. Lemma e Borghetti sono stati riconosciuti colpevoli anche di aver consentito l’evasione ad una società del Perugino. «Il Tribunale ha colto in pieno le nostre tesi – dicono raggianti Giuseppe Sassi e Walter Gatti – Rimane la perplessità sull’associazione. Abbiamo però apprezzato lo sforzo e lo scrupolo del collegio nel dedicare molta attenzione e una vicenda delicata come questa».

Nella foto:
La sentenza è stata letta ieri pomeriggio nell’aula al piano terra del palazzo di giustizia
24 ottobre 2014

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