Variante, la Soprintendenza “boccia” la chiatta. I materiali di scavo dovrebbero passare sulla Regina
Territorio

Variante, la Soprintendenza “boccia” la chiatta. I materiali di scavo dovrebbero passare sulla Regina

Qual è il confine tra la salvaguardia ambientale e il buon senso? Ed esiste questo confine? La lunghissima vicenda legata al benestare paesaggistico della variante della Tremezzina rilancia queste domande. Almeno in due direzioni. Una delle quali inattesa.
Nelle ultime righe del parere rilasciato dalla Soprintendenza il 22 settembre scorso, qualcosa stona. Sembra uscire dai binari della logica. «Vista la notevole valenza dell’àmbito – scrivono il soprintendente Luca Rinaldi e la responsabile dell’istruttoria Valentina Minosi – non sia realizzata la chiatta prevista per lo stoccaggio e il trasporto dei materiali di scavo. Si valutino pertanto posizioni alternative».
Per mesi la Soprintendenza ha sospeso il suo giudizio in attesa delle modifiche al progetto ritenute «indispensabili».
I disegni della variante, nel tempo, sono stati cambiati in modo radicale. La strada sarà quasi interamente in galleria e l’impatto sul territorio ridotto in modo sensibile.
Un risultato positivo, che va apprezzato. Un risultato che ha tuttavia una conseguenza inevitabile: lo scavo a monte sarà più lungo e inevitabilmente la quantità di inerti da trasportare in discarica sarà maggiore.
Per questo i progettisti hanno immaginato di realizzare, in prossimità dell’uscita Nord della stessa variante, una piattaforma provvisoria – una chiatta, appunto – su cui depositare gli inerti da far poi trasportare via lago verso il punto di stoccaggio.
La Soprintendenza, però non è d’accordo. Chiede di spostare la chiatta, senza tuttavia dire dove. Ed entra in questo modo, forse inconsapevolmente, in rotta di collisione con il buon senso. Perché dire no al punto di raccolta di Griante significa, sic et simpliciter, obbligare la futura impresa appaltatrice a instradare sulla Regina il materiale di scavo.
Per chi conosce la sponda occidentale è facile capire di che cosa si sta parlando. Il golfo della Ca’ Bianca è davvero l’unico “snodo” possibile per mezzi pesanti e piattaforme galleggianti. Oltre, soprattutto verso Sud, ci sono soltanto le curve della statale. Sulle quali la Soprintendenza vorrebbe far viaggiare i camion da decine di tonnellate ricolmi di materiale da scavo.
Una contraddizione in termini. Che rimanda alla questione iniziale. Si salva il paesaggio – ovvero si impedisce a una piattaforma galleggiante di sostare per mesi al centro del lago – ma si rischia seriamente di soffocare – in senso letterale – e per un tempo altrettanto lungo, i centri abitati della Tremezzina, di Sala Comacina e di Colonno. Oltre a intasare con decine di camion (e centinaia di passaggi) una strada che è al collasso da anni.
Se Parigi valeva una messa, forse la variante (e con essa la salute dei cittadini) potrebbe valere una chiatta.

20 Ottobre 2017

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