Vecchio ospedale Sant’Anna, se vincono le “finestre rotte”

Finestre rotte nei padiglioni dell'ex ospedale Sant'Anna (foto Nassa)

L’assessore Butti: «Alla Regione chiediamo risposte in tempi brevi»

È una ferita aperta quella dell’ex ospedale Sant’Anna, al pari dell’ex Ticosa, o forse più, considerata l’estensione e la destinazione della zona, ben definite da anni.
Da quell’accordo del 13 dicembre del 2003, con il primo tentativo dell’Asst Lariana, all’epoca Azienda ospedaliera Sant’Anna, di vendere i padiglioni non più destinati a strutture sanitarie, è trascorso già troppo tempo.

C’è una grande volumetria che è rimasta in disuso e, oggi, a otto anni dal trasferimento dell’ospedale Sant’Anna a San Fermo, in via Ravona, i segni del degrado si fanno sentire e vedere tutti.

Muri scrostati, detriti a terra, tante tapparelle rotte. È la cosiddetta teoria delle finestre rotte, delle broken windows, introdotta con tanto di esperimenti sociali dagli statunitensi James Q. Wilson e George L. Kelling.
Ovvero, degrado richiama degrado. Il disordine urbano facilita altre forme di vandalismo e criminalità.

Impossibile non notare lo stato degli edifici anche nel breve percorso che porta dall’autosilo Valmulini al monoblocco, dove con grande sforzi, Ats Insubria e Asst Lariana hanno messo le basi della nuova cittadella sanitaria, spostando di anno in anno i principali servizi medici e diagnostici che erano in convalle. L’assessore all’Urbanistica di Palazzo Cernezzi, Marco Butti, insieme con il destino dell’ex Ticosa, nel 2019 chiede una soluzione per l’area di Camerlata.
«I passaggi da fare sono chiari – dice Butti – Come il punto di partenza. Serve innanzitutto rivedere completamente l’accordo di programma firmato ormai quindici anni fa. Accordo che ha soltanto portato a una serie di bandi andati deserti».

Sulla destinazione dell’area, esclusa la parte già definita, per il completamento della cittadella sanitaria, Butti ha le idee chiare.

«Serve un mix funzionale in grado di valorizzare al meglio le potenzialità dell’area – dice Butti – Stiamo parlando di una zona fuori dal centro, ma comunque servita da importanti infrastrutture di trasporto pubblico e con un parcheggio di interscambio».
Quindi l’appello a Regione Lombardia e al suo braccio operativo, ovvero Infrastrutture Lombarde, la società interamente partecipata dal Pirellone.
«Si deve maturare una decisione in tempi strettissimi – sottolinea Marco Butti – Si tratta di una sfida che non possiamo perdere».
In tal senso anche l’Asst Lariana, che dopo l’era Onofri ha al vertice dal 1° gennaio 2019 un nuovo direttore generale, Fabio Banfi, è chiamata a fare la sua parte.

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