Cultura e spettacoli

Vecchioni, al Sociale il nuovo tour teatrale

I live da non perdere
Torna in Italia Bob Geldof, autentica leggenda del rock. Verso la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, in piena esplosione new wave, l’artista irlandese sale alla ribalta come voce dei Boomtown Rats.
La band ottiene subito grande popolarità con canzoni che segnano un’epoca come Rat Trap e soprattutto I Don’t Like Mondays. Nel 1984, Geldof e Midge Ure, formano il supergruppo Band Aid per raccogliere fondi in soccorso alla carestia dell’Etiopia e lo stesso Bob è co-autore di Do They Know It’s Christmas?, il brano simbolo di quella incredibile esperienza benefica rock e uno dei singoli di maggior successo di tutti i tempi. Geldof diventa una bandiera e il suo impegno a favore dell’Africa lo porta a essere nominato al Nobel della Pace e a essere ordinato “Sir” dalla Regina Elisabetta II. Lasciati i Boomtown Rats nel 1986 – In The Long Grass pubblicato l’anno precedente è il loro ultimo album – Bob Geldof si dedica alla carriera solista. Arrivano così Deep in the Heart of Nowhere, The Vegetarians of Love, The Happy Club, Sex, Age & Death e How to Compose Popular Songs That Will Sell, album che, tra un’attività imprenditoriale e l’altra, lo traghettano fino ai giorni nostri. Tante storie, ma soprattutto una vita di canzoni che l’artista nato nei pressi di Dublino porterà sul palco venerdì 30 maggio, alle 21, all’interno del cartellone di eventi offerto dallo “Spirito del Pianeta” a Chiuduno (Bergamo).
Chi ricorda il suo splendido concerto nel 2005 a Cernobbio per il festival “The Rhythm of The Lake”, non avrà dimenticato il fascino delle canzoni di Tori Amos, la rossa cantautrice americana che divide il suo tempo tra la dimora georgiana nella contea di Cork in Irlanda e lo studio-fattoria in Cornovaglia. Il piano è il suo antico amore, quello sul quale le mani di una bambina di tre anni si posavano leggere e curiose a cercare le prime note, quello che solo due anni più tardi le spalancò le porte del prestigioso Peabody Conservatory di Baltimora.
Qualche anno più tardi, quando la piccola ribelle scappò da quella rigida scuola, molte cose erano cambiate. Se l’uomo aveva conquistato il suo arido satellite, se il quartetto di Liverpool non c’era più, anche Tori Amos negli anni ’70 non era più la stessa. Colpa di un dirigibile, quello dei Led Zeppelin, che grazie alla magica voce di Robert Plant le aveva fatto capire che il suo futuro era il rock. L’organo Hammond è invece un amore molto più recente, un regalo del marito inglese. Con questo strumento, che fece la fortuna di molti dischi degli anni ’60 e di quelli a venire, Tori Amos ha così aggiunto alla sua musica un tocco “maschile”. Unrepentant Geraldines, quattordicesimo album della sua carriera, si muove nuovamente trasportato dai meravigliosi tappeti sonori tessuti per la sua splendida voce che possono stendersi per emozionare nell’assoluto silenzio che pretendono le sue canzoni. Dal vivo, martedì 3 giugno, alle 21, al Teatro Nazionale di Milano.
Il concerto di Roberto Vecchioni, che avrebbe dovuto tenersi lo scorso maggio al Teatro Sociale di Como, è stato rinviato al prossimo mercoledì 4 giugno, alle 21. “Io non appartengo più”, il nuovo tour teatrale di Vecchioni, farà quindi tappa in piazza Verdi e vedrà ancora una volta l’autore di Luci a San Siro esibirsi con la sua storica band: Lucio Fabbri (pianoforte, violino, chitarre), Massimo Germini (chitarre), Roberto Gualdi (batteria) e Marco Mangelli (basso), oltre a un trio di archi formato da Costanza Costantino (violino), Riviera Lazzeri (violoncello) e Chiara Scopelliti (viola).
In scaletta il professore proporrà i brani del nuovo album, da cui prende spunto anche il nuovo show, alternati ai classici del suo repertorio, per un live semplice e rigoroso con la musica al centro di tutto.

Nella foto:
Roberto Vecchioni atteso al Teatro Sociale di Como mercoledì 4 giugno.
29 maggio 2014

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