Vegetazione e degrado sulle mura: l’ennesima vergogna di Como

Mura e torri che circondano il centro storico di Como.

Cartacce, lattine abbandonate, bottiglie rotte, mozziconi di sigaretta, anche un copertone di bicicletta e poi il verde. Tanto, rigoglioso, tenace. Dal rosone e dalla feritoia, così come dall’intercapedine che il tempo crea indisturbato fra due pietre, fa capolino una pianta.

Un dialogo tra natura e presenza antropica che fa sembrare Como simile a tante altre realtà del pianeta. Peccato che fra i due contendenti, la natura e il degrado causato dagli umani, facciano le spese della situazione tante vestigia di memoria che gli antenati di quegli stessi umani hanno prodotto. E i loro eredi hanno dimenticato.

Alla luce dell’episodio per fortuna senza conseguenze tragiche della pietra staccatasi martedì dalla Torre San Vitale di Como, proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, abbiamo compiuto un nuovo tour nel degrado che soffoca le antiche mura della città e ne impedisce non solo la valorizzazione come giacimento culturale ma la stessa possibilità di permanenza. La verdura non risparmia nemmeno la più nota Porta Torre dove la Fondazione Ratti propose negli anni Novanta di realizzare un museo d’arte.

Altri tempi. Intanto da mezzo secolo quasi si parla di aprire parte delle antiche mura di Como ai turisti, offrendo un tour della memoria attraverso vari strati, che partendo dall’età romana su fino all’età federiciana e poi viscontea potrebbe far confluire il visitatore nelle sale del museo civico di piazza Medaglie d’Oro. Primo passo però sarebbe la manutenzione che come denota l’episodio di martedì scorso, per essere eufemistici, latita e comunque non è all’altezza della situazione. Manca un piano specifico. Ed ecco che le mura, come ogni passante può notare, sono facile preda della vegetazione, che se lasciata libera può anche prendere dimensioni importanti a detrimento delle strutture. Si garantisce solo la pulizia della base, e così sono i privati che detengono le proprietà adiacenti a doversi occupare, in autonomia e spesso in assenza di autorizzazioni ufficiali, dello sfalcio e dello sradicamento. Ricordiamo che l’attuale giunta ha, dopo lungo dibattito, rispedito al mittente la proposta di un autosilo in viale Varese, la cui realizzazione come contropartita prevedeva manutenzione e illuminazione delle mura di quel tratto.

Sarebbe stato un’occasione, ma si è persa come si sono persi i 200mila euro della Fondazione Cariplo per la valorizzazione delle mura perché la precedente giunta di centrosinistra non ha allestito il progetto relativo.
Rimane quindi un sogno per ora valorizzare turisticamente le mura, un sogno partito però già molto lontano nel tempo, con la direzione del Museo Archeologico Paolo Giovio affidata a Mariuccia Belloni Zecchinelli, che siglò un primo punto fermo in un progetto ad hoc con il marito Luigi Mario Belloni. Un sogno poi nuovamente concretizzatosi in tempi più recenti, a firma di un altro direttore del museo, Lanfredo Castelletti. In seguito il testimone è passato alla Società Archeologica Comense, che anche ieri sul nostro giornale ha rilanciato la proposta dell’uso di un drone per mappare le mura come già aveva fatto in tempi pre-pandemia. Sempre che il verde non le cancelli del tutto alla vista.

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