Vendita dei pullman di Spt: chieste quattro condanne

La cessione del ramo d’azienda del noleggio turistico
L’accusa invoca tre anni per l’ex presidente Gandola: «Ingannò il Cda»

(m.pv.) Tre anni di condanna a testa per Gianandrea Gandola (all’epoca dei fatti presidente di Spt Spa) e per i fratelli Salvatore e Antonino Battaglia di Olgiate Comasco, titolari di una nascente Spt (Società Privata Trasporti) a cui finirono 12 pullman granturismo; un anno e mezzo di pena per lo svizzero di Lugano Marco Borella, quest’ultimo accusato di aver partecipato alla gara per l’assegnazione dei torpedoni ma solo per dare a essa una parvenza di credibilità pur senza avere obiettivi

concreti di aggiudicazione.
Sono queste le richieste del pubblico ministero Mariano Fadda al termine della requisitoria di ieri nell’ambito del processo alla nota vicenda della vendita (che per l’accusa fu una «svendita») del ramo d’azienda della Spt spa legato appunto ai già citati 12 pullman granturismo. Mezzi che furono assegnati alla società dei fratelli di Olgiate per 401.100 euro quando secondo il consulente dell’accusa il valore corretto (compreso del marchio e del sito Internet) avrebbe dovuto aggirarsi sui 600mila euro. Pesanti le parole del pm: «Gandola ha ingannato il Cda – ha tuonato il pm – nella speranza di non trovare ostacoli nell’assegnazione dei pullman. Sono molti gli indici di malafede che dimostrano tutto ciò. Il mandato fu a vendere a non meno di 400mila euro, ma questo in una azienda normale vorrebbe dire fare il possibile per vendere a più di 400mila euro. Invece il ricavato fu di 401.100 euro. Anche perché furono attuate forme di “non pubblicità”: è difficile definire in altro modo una pubblicità della gara fatta su un quotidiano, “Il Tempo”, che a Como non è nemmeno venduto, di domenica e con un annuncio che sarebbe servita una lente per leggerlo». Fadda ha poi anticipato le mosse della difesa, dicendo: «Ci diranno che su Internet c’erano società pronte a rilanciare e diffondere l’articolo – ha detto il pm – Rimane il fatto che alla gara parteciparono due aziende, caso strano di persone che conoscevano Gandola, in cui tra l’altro una, quella svizzera, giocò apertamente per perdere non compilando nemmeno ben cinque pagine dei moduli necessari. Fu una offerta buttata lì in qualche modo. I fratelli di Olgiate fecero invece una offerta di appena mille euro sopra la base di vendita: una cosa di questo genere la fa chi sa già di vincere».
«Le coincidenze possono capitare – ha chiosato il pm – ma se sono ripetute e continuate allora diventano prove e chiavi di lettura. Gandola aveva la sfacciata volontà di tenere nascosta la gara e per essere più coerente non avrebbe dovuto usare nemmeno “Il Tempo”, ma i piccioni viaggiatori. Perché lui, evidentemente, aveva già scelto dove dovevano andare i pullman».
Altrettanto perentorie le arringhe degli avvocati delle difese: Angelo Giuliano e Vincenzo Montano per Gandola, Mauro Mocchi e Renato Papa per i Battaglia, Pietro Mario Vimercati per Marco Borella. «Gandola è come il mago Silvan – ha ironizzato la difesa dell’ex presidente di Spt – se davvero è riuscito come dice il pm a nascondere al Cda quello che avveniva. La verità di questa vicenda però è una sola: la vendita dei pullman non doveva avere evidenza pubblica, quindi non era nemmeno necessario un bando. E per questo era sufficiente una trattativa privata. Quindi decadono le contestazioni». L’udienza è poi stata rinviata al 29 novembre: per quel giorno è attesa la sentenza.

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