Cronaca

Vendita dei pullman Spt: assoluzione per tutti gli imputati

alt Per il collegio nella cessione del ramo d’azienda legato al granturismo non ci fu truffa, né corruzione o turbativa d’asta. La difesa: «Grande soddisfazione»
Ieri la sentenza: innocenti Gianandrea Gandola, i fratelli Salvatore e Antonino Battaglia e il luganese Marco Borella

Tutti assolti sia dall’accusa di turbativa d’asta e corruzione (con formula piena) sia da quella di truffa (per mancanza di prove). Si è concluso con un colpo di scena il processo per la vicenda della vendita dei pullman granturismo di Spt che aveva portato la Procura a chiedere condanne di tre anni a testa per Gianandrea Gandola (all’epoca dei fatti presidente di Spt Spa) e per i fratelli Salvatore e Antonino Battaglia di Olgiate Comasco, titolari di una nascente Spt (Società Privata Trasporti)

a cui finirono 12 pullman granturismo per la cifra di 401mila euro con base d’asta che era stata fissata a 400mila; un anno e mezzo di pena era invece stato chiesto per lo svizzero di Lugano Marco Borella, quest’ultimo accusato di aver partecipato alla gara solo per darle una parvenza di credibilità.
Invece ieri poco dopo mezzogiorno il collegio del Tribunale lariano con presidente Vittorio Anghileri ha ritenuto «il fatto non sussistente» per due capi di imputazione su tre, mentre ha evidenziato la mancanza di prove solo per la truffa. Ora si attendono le motivazioni per capire cosa abbia spinto i giudici a questa sentenza. La difesa, le cui tesi hanno probabilmente fatto breccia nelle convinzioni del collegio, aveva nelle arringhe sottolineato che in realtà «la vendita dei pullman non doveva avere evidenza pubblica, quindi non era nemmeno necessario un bando», e che proprio per questo «era sufficiente una trattativa privata». Posizioni che facevano automaticamente «decadere le contestazioni». L’accusa – pm Mariano Fadda – aveva invece puntato il dito contro la vendita (che per l’accusa fu una «svendita») del ramo d’azienda della Spt spa legato appunto ai già citati 12 pullman granturismo, mezzi che furono assegnati alla società dei fratelli di Olgiate per 401.100 euro quando secondo il consulente della Procura il valore corretto (compreso del marchio e del sito Internet) si sarebbe avrebbe dovuto aggirare sui 600mila euro. Elemento non sufficiente, però, per arrivare ad una condanna. «La soddisfazione è massima sia pure a distanza di anni», dice Mauro Mocchi, avvocato (con Renato Papa) di uno dei fratelli Battaglia, Antonino, mentre Salvatore è assistito dal legale Elena Patrucchi.
«È stata accertata l’insussistenza di tutti i reati. La vicenda giudiziaria ha causato gravi ripercussioni sia psicologiche sia al prestigio di entrambi i fratelli Battaglia. Ho creduto fino in fondo alla totale insussistenza dei reati. E mi preme dire ai cittadini che non c’è stato alcun danno alla pubblica amministrazione, che anzi ha tratto vantaggio dalla cessione di un ramo di azienda che era fonte di continue perdite economiche. Il vero danno, in questa vicenda, l’hanno subito gli imputati».
«Siamo felici sul piano umano perché Gandola vede riconosciuta dopo quattro lunghi e difficili anni la piena correttezza del proprio operato come presidente del consiglio di amministrazione di Spt Spa – dicono in coro i legali Angelo Giuliano e Vincenzo Montano – E poi siamo soddisfatti sul piano tecnico per il pieno riconoscimento delle nostre tesi». La chiosa è di Pietro Mario Vimercati per conto di Borella: «Le difese hanno fatto un bel gioco di squadra remando tutte nella stessa direzione, quella della verità – dice – L’eco mediatica di questa vicenda è stata devastante per il mio assistito e per la sua attività. Ora mi auguro che tutto possa tornare alla normalità».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Uno dei 12 pullman dalla cui vendita si era innescata la vicenda giudiziaria chiusa ieri
30 Novembre 2013

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