Venti di guerra e scenari internazionali, il generale comasco Luigi Scollo: “Deluso dall’Europa”

Come gli ostaggi nell'ambasciata Usa a Teheran

Il generale di Divisione Luigi Scollo, comasco, è stato comandante dell’XI Reggimento Bersaglieri a Nassiriya, in Iraq. Oggi in congedo, si dice «preoccupato» dallo scenario mediorientale, segue con attenzione le difficoltà in cui versa l’Iraq in cui ha servito il nostro Paese ed è sconfortato dall’incapacità degli europei di agire con una voce sola sullo scacchiere internazionale. Gli ultimi eventi del conflitto Usa-Iran che hanno fatto temere per una imminente terza guerra mondiale hanno rinsaldato il suo scetticismo nei confronti dell’amministrazione Trump.
«Povero Iraq, ormai è un campo di battaglia continuo. Mi sembra che ci sia stata negli ultimi anni una politica altalenante da parte degli Usa nella regione – premette il generale – Trump ha fatto capire in modo chiaro che il Medio Oriente non era e non è una zona di interesse primario per gli Usa, molto piu attenti all’area del Pacifico e quella che percepiscono come minaccia, ossia l’economia della Cina. Sono messaggi politici che creano instabilità. In un’area di forti contrasti come il Medio Oriente questi squilibri creano vuoti e dato che un vuoto non esiste in natura, altri soggetti possono farsi avanti. Ecco allora che l’Iran, potenza regionale sciita, ha cercato di allargare la propria area di influenza».
Conflitto tra sciiti e sunniti sul fronte religioso che configura una sorta di guerra civile nel mondo islamico, presenza dell’Isis più o meno occulta, milizie che agiscono con dinamiche spregiudicate, e ora una escalation drammatica, con l’uccisione del generale Soleimani, capo della divisione Al Quds dei Guardiani della rivoluzione, ucciso in un raid americano in Iraq, la ritorsione iraniana contro le basi alleate e ora le nuove sanzioni minacciate da Washington.
Uno scenario complesso.
«Trump ha fatto una specie di piroetta tornando a impegnarsi in Iraq contro l’Iran – dice Scollo – Non mi sento di escludere l’ipotesi che lo abbia fatto perché in patria rischia forte con l’impeachment. Lo fece già Bill Clinton quando sparò qualche missile contro Saddam Hussein per distrarre l’opinione pubblica dal sexgate. Quando il presidente Usa si mette il cappello da comandante delle forze armate mette a tacere tutti. Di fatto il colpo contro l’Iran non è stato preannunciato né al congresso né agli alleati e nemmeno in un quadro di legalità internazionale. Soleimani non era una dama di San Vincenzo, intendiamoci, ma Trump lo ha eliminato senza neanche interpellare gli alleati che hanno i loro soldati in Iraq: vista da noi occidentali che pretendiamo il rispetto dei diritti umani, significa essere tornati alla legge della giungla: Trump è sceso al livello di Osama Bin Laden. Evidentemente non ha idea di cosa significhi servire il proprio Paese da soldato».
Ma, come detto, c’è una cosa che sopra ogni altra preoccupa il generale comasco: «È l’incapacità di fare alcunché da parte degli europei, siamo una grande forza economica ma un nano in politica internazionale. e continuando a procrastinare ogni decisione su cosa faremo fa grandi non possiamo più pretendere che qualcuno garantisca la nostra sicurezza, come un tempo facevano gli americani. che difendono qualcuno solo finché ciò non contrasta con i loro interessi. Ed ecco che ora le magagne vengono al pettine, e ne paghiamo le conseguenze alle porte di casa, in Libia, dove rischiamo di veder tornare in azione i soldati dell’Isis. Il turco Erdogan che li ha in custodia e non sa cosa farsene, potrebbe impiegarli in Libia dato che ha tenuto tra i militari turchi solo quelli più fedeli e non i più meritevoli».

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1 Commento

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    Sergio , 12 Gennaio 2020 @ 11:26

    Il generale di Divisione Luigi Scollo credo abbia più che ragione ma l’U.E. non può prendere decisioni soprattutto in politica estera per una semplice ragione, NON esiste l’U.E. così come i cittadini pensavano dovesse realizzarsi, si è compiuto solo un accordo di interessi bancari gestiti dalle lobby delle multinazionali, niente di più.

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