Venti furti in tre anni. A Cadorago la protesta di un tabaccaio: «Niente più scontrini»

© | . . Danni nella tabaccheria di Mauro Bragagnolo

Due numeri: 2.440 per 800. Mauro Bragagnolo, titolare di una gelateria- tabaccheria di Cadorago, da tempo li ha imparati a memoria. «Sa che cosa sono? La misura dei vetri del negozio in centimetri. Li ho dovuti ordinare ormai decine di volte. E se una persona sa a memoria le misure della vetrina, allora c’è qualcosa che non va. È davvero troppo».
Quel «troppo» sta tutto in un altro numero: 20. Venti, come i furti, e tentativi di furto, subiti in circa tre anni. Uno ogni 54 giorni di attività. L’ultimo risale alla notte tra mercoledì e giovedì, quando è scattato nuovamente l’allarme in via Manzoni, nel locale La fabbrica del gelato. «Neanche a dirlo, per l’ennesima volta hanno spaccato il vetro – dice Bragagnolo – Sono entrati ma non sono riusciti a portare a termine il colpo perché è intervenuta la vigilanza. Guardie giurate, che naturalmente pago di tasca mia per far fronte a questa situazione assurda».
Il danno ammonta a circa 4mila euro. «Ogni volta la cifra varia dai mille ai 5mila euro – spiega il tabaccaio di Cadorago – Nei casi in cui il colpo è stato messo a segno, poi, si è aggiunto anche il valore del bottino. Ormai ho perso il conto. Ho cambiato due volte compagnia di assicurazione perché è difficile trovare chi ti fa una polizza».
Mauro Bragagnolo si è rivolto alle forze dell’ordine oltre una dozzina di volte. «A ogni furto sporgo denuncia – dice – Quando i colpi sono stati solo tentati, non mi sono neppure rivolto alle forze dell’ordine. A volte prevale la rassegnazione».
Ora, però, sulla rassegnazione sembra prevalere la rabbia. Al punto che il tabaccaio sta valutando una protesta clamorosa. «Sono pronto a far scattare lo “sciopero dello scontrino” – dice – L’idea è semplice. Smetto di battere gli scontrini al bar finché, non pagando l’Iva, non recupero i soldi spesi per riparare i danni subiti e le spese che sono stato costretto a sostenere».
L’esercente ha già fatto anche due conti. «A spanne, per dare un’idea – spiega – se in un giorno incasso 500 euro al bar, evitando di fare gli scontrini “risparmio” 50 euro. Ecco, diciamo che, a ogni colpo subito, dovrei attuare questa forma di sciopero fino ad arrivare a coprire le spese. Del resto, i tabaccai sono esattori per conto dello Stato. Vendiamo sigarette, gratta e vinci e valori bollati per conto dello Stato. Abbiamo un margine risicatissimo ma incassiamo somme significative e questo purtroppo i malviventi lo sanno meglio di noi. Se lo Stato non mi tutela, dovrò arrivare a pensarci da solo».
Anna Campaniello    

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