Vergogna Villa Olmo, il “lato B” è impresentabile

alt

Rifiuti, imposte fatiscenti, cavi selvaggi: il degrado assedia la regina del Neoclassico

La splendida regina del neoclassico lariano non può ancora mostrare il suo “lato b”. A quasi un anno di distanza dal reportage che il “Corriere di Como” le aveva dedicato, la situazione è rimasta la stessa di allora. O quasi. Infatti, a parte qualche buco tappato alle bell’e meglio, la facciata posteriore di Villa Olmo si presenta ancora in

condizioni imbarazzanti, certamente inadeguate al suo ruolo di prestigiosa sede espositiva. Per “fortuna”, solo raramente, i visitatori della mostra in corso dedicata ad Antonio Sant’Elia, il genio del futurismo lariano, oltrepassano il portico colonnato che conduce nel retro dello storico edificio. Altrimenti si troverebbero dinanzi uno spettacolo che nulla ha a che vedere con le tante decantate “città nuove” appena visitate all’interno delle sale della villa.
La traballante asse di legno che copriva un tombino è rimasta instabile e dello stesso materiale, mentre tutto il resto non ha mutato quell’aria triste da cantiere infinito con cui si presentava a settembre del 2012. Le imposte restano quantomeno fatiscenti, i cavi elettrici e telefonici continuano a penzolare qua e là, i ponteggi proseguono il loro eterno riposo appoggiati ai muri di Villa Olmo.
Questo il primo biglietto da visita offerto al pubblico che non si accontenta di soffermarsi alle apparenze di un edificio che indossa due abiti completamenti diversi tra loro: da un parte un prezioso vestito illuminato dal sole di questi giorni e baciato dalla bellezza mozzafiato del lago; dall’altra un capo sgualcito, consumato dal tempo e dall’abbandono, che vorrebbe nascondersi nello splendido parco secolare che arriva fino ai suoi piedi.
Un’autentica pugnalata alla schiena di una regina che meriterebbe di potersi mostrare fiera della sua bellezza da qualsiasi lato la si voglia ammirare. La realtà, invece, la costringe a convivere con accessori inopportuni, che la sfregiano e la violentano; come, ad esempio, i cavi e le prese di un impianto esterno per l’aria condizionata, ancora posato sopra due vecchi bancali di legno che non hanno retto il peso. Lo “spettacolo” non è finito. C’è ancora tempo per stupirsi, per raccogliere sul campo le ragioni di un’offesa perpetrata nel tempo: condotte del gas e contatori a cielo aperto, segnaletiche da cantiere da un lato di Villa Olmo, tavoli accatastati dall’altro, scatole telefoniche appese alle finestre, rifiuti e pezzi di pavimentazioni sparsi in giro. Appeso a una finestra fatiscente anche un cartello della passata edizione del “Festival Como Città della Musica”, quasi a volere testimoniare il tempo passato invano, il trascorrere dei mesi senza l’arrivo di nuove stoffe o almeno di un buon sarto con ago e filo. Si parla tanto di cultura quale motore di sviluppo della nostra città – proprio giovedì, alle 17.30, ci sarà un convegno sul tema in Camera di Commercio a Como – ma nella sostanza, pur al netto di qualsiasi giustificazione, non ultima quella economica, la sostanza resta impietosa e sotto gli occhi di tutti.
A questo si aggiunga che la mostra dedicata a Sant’Elia resta un mistero per i molti turisti che, in questi primi giorni di sole, sono arrivati a Villa Olmo dalla passeggiata a lago.
Da questo ingresso nessuna indicazione evidente per Sant’Elia, così come da sempre latita almeno un totem nel parco che richiami l’attenzione dei passanti per un evento che meriterebbe maggiore visibilità almeno nei giardini di casa sua.

Nella foto:
Sopra, il degrado evidente sulla facciata posteriore della villa.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.