Verso l’Osservatorio regionale permanente sui frontalieri. Ma le polemiche non si placano

Svizzera, bandiera svizzera

La Regione potrebbe dare vita a un Osservatorio permanente sui lavoratori frontalieri. La proposta è stata lanciata giovedì scorso dai sindacati italiani e svizzeri alla commissione speciale per i Rapporti tra Lombardia, istituzioni europee, Confederazione Svizzera e Province autonome durante l’audizione relativa all’accordo internazionale sulla doppia imposizione fiscale.
Il presidente della commissione, l’ex senatore leghista Roberto Mura, si è detto favorevole, e ha rilanciato l’idea. «È mia intenzione proporre alla commissione di raccogliere le istanze espresse durante l’audizione con le parti sociali e creare un osservatorio regionale permanente per tenere alta l’attenzione e sensibilizzare il governo italiano su questi argomenti. La Regione – ha aggiunto Mura – ha purtroppo competenze limitate su questa tematica, ma ci aspettiamo che da Roma, anche attraverso il nostro osservatorio, possa arrivare una forte presa d’atto, altrimenti il governo si dovrà assumere tutta la responsabilità della sua “lontananza” dai lavoratori lombardi che operano oltre frontiera».
L’accento polemico di Mura non è ovviamente piaciuto alle opposizioni, ed è stato l’ennesimo segnale di una logorante guerra di posizione condotta ormai da molto tempo tra centrodestra e centrosinistra.
In particolare, Lega e Pd sono sulle barricate per la lettera firmata il 30 aprile scorso dal presidente della Lombardia, Attilio Fontana, assieme al collega ticinese Christian Vitta. Una lettera nella quale si chiedeva ai governi nazionali di Roma e di Berna la revisione dell’accordo del 1974 sulla doppia imposizione e la rapida applicazione della nuova intesa, firmata a febbraio 2015 ma mai ratificata dal Parlamento.
«Fontana ha fatto un passo falso, mettendo gli interessi svizzeri davanti a quelli dei lavoratori lombardi frontalieri, ma ora bisogna tornare a ragionare seriamente, ognuno per le proprie competenze e responsabilità – ha detto il consigliere regionale comasco del Pd Angelo Orsenigo – I diritti dei nostri lavoratori non possono essere comprati o venduti, come invece era pronta a fare Fontana con la lettera dello scorso aprile: un documento firmato in piena emergenza Coronavirus per nascondere la pugnalata sferrata alle spalle di tutte le comunità e le amministrazioni di frontiera e per accaparrarsi avidamente una fetta dei ristorni in cambio di una resa totale alle richieste svizzere. La Regione, invece, ha responsabilità importanti che dovrebbe esercitare nel promuovere politiche a difesa dei lavoratori frontalieri che stanno soffrendo pesantemente per l’emergenza Covid, con mille licenziamenti già avvenuti su un contingente di 68mila e previsioni fosche per il mese di settembre. La Regione deve anche vigilare con maggiore costanza sulla condizione lavorativa di questi cittadini lombardi, anche con un apposito osservatorio, così come chiesto dai sindacati, oltre che attraverso la commissione speciale, e deve chiedere con forza che a livello nazionale giunga a conclusione il lavoro in atto presso il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie) per l’approvazione dello “statuto dei frontalieri”, così da garantire i diritti sociali di questa categoria di lavoratori».
Lo statuto dei frontalieri è una delle richieste che il sindacato avanza invano da molti anni. Nell’audizione di giovedì le sigle italiane e svizzere delle rappresentanze dei lavoratori sono tornate a spingere verso l’approvazione dello statuto, senza però rinunciare a dare il loro giudizio molto negativo sulla ormai famosa lettera di Fontana e Vitta.
«Abbiamo ribadito come l’iniziativa lombardo-ticinese sia stata impropria nel metodo e nel merito – hanno scritto i sindacati in un comunicato diffuso al termine dell’audizione – la competenza sulla materia fiscale è dello Stato e l’accordo con la Svizzera coinvolge diverse Regioni: rappresenta quindi una questione nazionale. La Lombardia chiarisca tempi e modalità del percorso, nell’ambito della conferenza Stato-Regioni». Su questo tema, peraltro, il sindacato si era già espresso in maniera unitaria a metà dello scorso anno, con un documento sottoscritto dalle confederazioni italiane Cgil, Cisl e Uil e dalle svizzere Unia, Ocst e Syna. L’intesa del 2015 – si leggeva in quel testo – è «inadeguata» e penalizza eccessivamente i frontalieri. Non solo: l’accordo non dà alcuna garanzia su «tassazione speciale, tempi di transizione, garanzia dei ristorni per le comunità locali, misure di contrasto al dumping, franchigie e sistema delle detrazioni e deduzioni».

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