Cronaca

Vertici Pd: «Oltre ogni aspettativa». Fermi (Fi): «Nuova classe dirigente»

altDopo le Europee
Gaffuri: «Como ha premiato anche Lucini». Butti: «Questo centrodestra è morto»
«Storico». «Al di sopra delle migliori aspettative». Sono le espressioni più utilizzate dagli esponenti comaschi del Pd per commentare il risultato elettorale di domenica scorsa. I democratici in provincia hanno raccolto il 37,7% dei consensi e nel capoluogo hanno sfondato addirittura il tetto del 44%. Evidente la soddisfazione del segretario provinciale del Pd, Savina Marelli.

«Il risultato elettorale denota in modo inequivocabile la fiducia che i cittadini hanno voluto riporre nel Pd quale protagonista del cambiamento – dice – È un voto giustamente definito storico e oltre qualsiasi più rosea aspettativa. Un risultato che porta il Partito Democratico ad essere la prima forza politica a livello provinciale, anche in zone finora a noi poco favorevoli». 

 

«Domenica scorsa – aggiunge Marelli – eravamo di fronte a una scelta: proseguire un percorso di cambiamento o interromperlo, cedendo alla tentazione di non credere più in niente e in nessuno. La risposta è stata molto chiara: il territorio comasco e l’Italia hanno scelto una grande forza riformatrice quale è il Pd per proseguire sulla strada delle riforme».
La parlamentare comasca del Pd Chiara Braga ha vissuto le fasi cruciali dello spoglio a Roma, nella sede del partito. «È un risultato straordinario – sottolinea – È stato emozionante stare in via del Nazareno. Le previsioni erano buone ma i dati finali hanno superato ogni aspettativa. Si tratta di un voto che premia la speranza e la fiducia diffusi in questi mesi dal Pd e dal governo guidato da Matteo Renzi. Ora proseguiremo con più slancio e determinazione nei cambiamenti necessari per trasformare l’Italia e, da oggi, anche l’Europa».
«Accanto alla grande soddisfazione – aggiunge Braga – c’è anche un profondo senso di responsabilità per il nostro partito e per il nostro Paese alla vigilia del semestre italiano di guida dell’Unione Europea. Ora basta provocazioni e toni aggressivi e lavoriamo per il Paese».
«Si tratta di un ottimo risultato che ha premiato l’azione riformatrice promossa da Renzi e dal governo – sottolinea il consigliere regionale Luca Gaffuri – Per noi è un impegnativo punto di partenza che credo possa essere consolidato nel prossimo futuro. I numeri della città di Como sono superiori ai risultati raccolti a livello nazionale e regionale e mi sembra un segno evidente di come in effetti la cittadinanza apprezzi comunque l’azione della giunta di Mario Lucini».
Inevitabilmente diversi i toni del coordinatore provinciale di Forza Italia, Alessandro Fermi. «Visto nel contesto nazionale, il dato di Fi in provincia di Como, con quasi il 19% dei voti è comunque soddisfacente – dice – L’importante risultato del Pd è segno della fiducia che gli italiani hanno in Renzi. A livello nazionale, al centrodestra è arrivato un segnale forte. Le divisioni hanno portato non alla moltiplicazione dei voti ma alla sofferenza dei partiti più piccoli, con risultati non brillanti. Dobbiamo leggere il segnale, il rinnovamento del partito deve passare dalle parole ai fatti. Gli italiani hanno la necessità di vedere nuovamente figure di riferimento che sappiano riunire il popolo del centrodestra e dei moderati. Spero che il risultato sia uno stimolo per una riflessione sulle divisioni e sulla necessità di rinnovare la classe dirigente».
Per Alessio Butti, esponente comasco di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, c’è innanzitutto «il rammarico di non aver raggiunto il quorum. Il 3,7% nazionale significa comunque aver raddoppiato i consensi – dice – La situazione del centrodestra è devastata e devastante, tantissime amministrazioni passeranno al centrosinistra perché da anni questo centrodestra è morto e finito. Occorreva toccare il fondo e lo abbiamo fatto, adesso bisogna solo ripartire».
«Sul territorio abbiamo dimostrato di avere uomini e donne che possono essere importanti per la ricostruzione – aggiunge Butti – Se il centrodestra si darà una disciplina di trasparenza, selezione della classe dirigente e rinnovamento dei vertici pesantissimo, allora si può anche discutere di ricomposizione. Senza un rinnovamento totale andiamo avanti sulla nostra strada».

Anna Campaniello

Nella foto:
il presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi. 
27 maggio 2014

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