Vestuti, una storia di impegno e sacrificio negli anni della Prima guerra mondiale

Donato Vestuti

Una vita breve ma vissuta di corsa, una vita esemplare di sacrificio e dedizione alla giustizia, alla conoscenza e ai valori dello sport quella di Donato Vestuti, raccontata attraverso documenti inediti dai giornalisti Franco Esposito e Roberto Guerriero nel volume Il Capitano. Dalla ricerca storica è nato anche un sito Internet, www.donatovestuti.it.
Vestuti  (1887-1918) è stato giornalista, fondatore e direttore del quotidiano salernitano Il giornale della Provincia. Allievo del liceo Tasso, fondò il Football Club Salerno nel 1913, una delle primissime squadre di calcio della  storia di Salerno. Il 19 giugno del 1919, un secolo fa, nacque la Salernitana. Vestuti però non poté vedere la squadra: richiamato alle armi allo scoppio della  Prima guerra mondiale, cadde 31enne sul Col dell’Orso, sul fronte del Carso, appena dieci giorni prima dell’armistizio, il 25 ottobre del 1918.
Solo il giorno prima aveva scritto alla mamma: «Sto bene. Saluti cordialissimi».
Fu decorato con la medaglia d’argento al valor militare, e venne sepolto nel cimitero di Salerno con tutti gli onori. A lui il Comune della città campana dedicherà lo  stadio comunale. Nel volume la figura di Vestuti è ricostruita come detto da una fitta rete di documenti di archivio. «Ne emerge il ritratto di un giovane appassionato e poliedrico, impegnato fino al sacrificio per l’amor di patria» dice il comasco Guido Vestuti, avvocato e docente alla Cattolica, nipote in linea diretta di Donato, oggi 88enne. «Devo dire grazie all’impegno profondo, competente e generoso dei due autori del libro – prosegue Guido – che hanno fatto un dono e una vera sorpresa alla mia famiglia con questa pubblicazione. Zio Donato morì quando tutta Salerno esultava per la pace e per la vittoria. E ci sono tanti momenti ed episodi nel libro che meriterebbero di ispirare un film, come la storia d’amore, documentata da un intenso carteggio, tra Donato e la bellissima Fanny Pertew, conosciuta a Rodi». Un esempio anche per i comaschi di oggi, la vita di Donato? «Direi di sì. La Como che noi Vestuti tanto amiamo mi pare un motore senza benzina, come inebetita. Ha bisogno di una scossa».

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