“Vi racconto i vostri libri”: i tesori della biblioteca di Como

Chiara Milani

Le biblioteche pubbliche sono i “granai” della conoscenza, sono conquiste della civiltà, riserve di cultura il cui accesso è garantito a tutti i cittadini, senza distinzioni.
Non è semplice parlare dei libri che le biblioteche custodiscono senza cadere in una pedante elencazione, ma fornendo mappe e indicazioni per saper riconoscere i più preziosi e importanti. È l’operazione in cui si è cimentata la studiosa Chiara Milani con il saggio “Vi racconto i vostri libri” (New Press), una pregevole guida dentro le collezioni della Biblioteca comunale “Paolo Borsellino” di Como, di cui è responsabile scientifica. Quelle collezioni e quei titoli che ha esplorato in lungo e in largo e spesso esaltato attraverso mostre e incontri in biblioteca, vengono raccolte nel libro in capitoli tematici accattivanti che non indulgono nel citazionismo ma offrono spunti e riflessioni di vita, anche personali dell’autrice, facendoci sentire più vicini libri e autori.

Volta bibliotecario
Un po’ di cronologia. «Sulle macerie della biblioteca di Novum Comum, voluta da Plinio il Giovane – scrive Chiara Milani – furono costruite abitazioni nella prima età medievale e la città non ebbe un’altra biblioteca pubblica fino all’ultimo quarto del Seicento, quando Francesco Benzi, di ideali illuministi, fondò “una biblioteca di uso pubblico” come scrisse nel testamento del 1663, decretando l’ingresso della città nella modernità».
Un secolo più tardi, quando “bibliotecario” era ancora un titolo onorifico assegnato a una persona di cultura, il Municipio affidò ad Alessandro Volta questo ruolo. Il quale Volta scrisse a Carlo Firmian, plenipotenziario per il Lombardo-Veneto dell’impero austroungarico: “Le rinnovo per una novella provvista od assegno a questa Biblioteca, onde arricchirla pure di libri massimamente moderni necessarj alle Scienze, che s’insegnano, Matematiche, Naturali, Metafisiche, e alle belle lettere, di cui è affatto miserabile, fornita a dovizia trovandosi soltanto di Legali, Sacri, Teologici; di Storici e Filologici discretamente”.
Per riassumere: mandate più libri di scienze e di letteratura, che di teologici e legali ne abbiamo già… Un invito raccolto da Maria Teresa d’Austria che volle «de-provincializzare la cultura italiana e laicizzare l’offerta culturale potenziando le biblioteche civiche», scrive Chiara Milani. Da lì in avanti, il catalogo continuerà a crescere e ad arricchirsi.
Difficile davvero scegliere fra le innumerevoli suggestioni che il saggio di Chiara Milani fornisce. Vere e proprie chicche del Cinquecento, Seicento e Settecento, personaggi sconosciuti, libri e manoscritti della famiglia Giovio, le guide antiche di Andrea Alciato, gli ex libris, volumi di architettura illustrati: Milani sceglie per noi i tesori da riscoprire.


Le donne
Chiara Milani non manca di rendere giustizia ai libri di donne rimasti ai margini della storia, sottovalutati «perché ritenuti minori da una critica mediocre, conformista o così disattenta che c’è da chiedersi se qualcuno, anche solo per curiosità, abbia aperto uno di questi libri, anche una volta soltanto», scrive.
Tra le donne che danno lustro alla biblioteca, Frances Amelia Yates, studiosa del Rinascimento, e Cristina di Svezia che protesse artisti, fondò e finanziò accademie. È anche così che a scrittrici dimenticate e ingiustamente sottovalutate Chiara Milani restituisce dignità e autorevolezza. E a questo proposito, l’autrice rintraccia un’incredibile difesa di genere di Paolo Giovio che, nel terzo libro del Dialogo sugli uomini e le donne illustri del nostro tempo, scrive: “E così il disprezzo invilisce le donne, poiché dall’accordo tra uomini, che è quasi una cospirazione a loro danno, sono spinte verso un genere di vita che si tiene solo entro i confini di compiti oscuri e umili. Ma se per esercitare il loro ingegno e mettere alla prova le loro forze, offrissimo loro spazi maggiori, spazi che ad esse peraltro sono dovuti, questo sesso, che sembra tanto delicato e tanto debole, punterebbe certo a un onore virile, e si renderebbe del tutto palese che in loro, per raggiungere il grado di dignità di una eccelsa virtù, e mancata non la natura, ma l’applicazione”. Chapeau.
Gli archivi sono anche scrigni di storie d’amore: quello profondo di Gian Pietro Lucini per la moglie Giuditta, intelligente donna del popolo, il sodalizio affettivo e culturale di Massimo Bontempelli e della moglie Amelia Dalla Pergola, a sua volta pregevole scrittrice, che donò alla Biblioteca l’archivio familiare composto di lettere e di una preziosa documentazione di Bontempelli, che fu soldato durante la Grande guerra.


Le censure
Un capitolo è dedicato ai libri proibiti ma anche ad astuzie e scappatoie per sfuggire alla censura: «La storia dei roghi di libri – scrive Milani – evidenzia la loro vittoria in una guerra inconsulta (…): il modo migliore per nasconderli è stato rinchiuderveli dentro».
Curioso esempio è quello del “curato pasionario” e del suo Catechismo repubblicano edito a Como nel 1799. L’autore, che non figura al frontespizio, è Bartolomeo Passerini, nativo di Ramponio Verna e parroco in Val d’Intelvi. Nel 1806 organizzò una sollevazione popolare per liberare la Lombardia e l’intera Penisola da Napoleone Bonaparte. Fu condannato a morte.

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