Via libera del Ticino ai ristorni dei frontalieri: per il 2019 la cifra sfiora i 90 milioni di euro

Frontalieri

Le polemiche, le minacce, gli annunci bellicosi. Tutto inutile. Tutto totalmente vano.
Il governo del Canton Ticino ha deciso nella sua ultima seduta di versare all’Italia i ristorni fiscali dei frontalieri relativi al 2019. Una montagna di soldi – quasi 90 milioni di franchi – sui quali, come accade ogni anno, si era aperta nelle settimane scorse una sgradevole manfrina.
L’annuncio ufficiale della decisione del consiglio di Stato è giunto per bocca del presidente Norman Gobbi durante l’ultima plenaria del Parlamento ticinese. Proprio Gobbi, soltanto domenica scorsa, dalle colonne del Mattino – il domenicale gratuito della Lega dei Ticinesi – aveva lasciato intendere una soluzione diversa. «Ho il sentore, è un’impressione personale, che la misura sia colma – aveva detto – Un po’ come lo fu nel 2011, quando decidemmo in Consiglio di Stato di bloccare i ristorni, congelandoli su un conto, pronti a sbloccarli qualora tra Svizzera e Italia si fosse avviato un round negoziale per definire un nuovo accordo. Valuteremo quindi con attenzione i passi da compiere». Una valutazione alquanto veloce, tutto sommato, se soltanto tre giorni dopo il governo ticinese ha dato via libera ai ristorni. D’altronde, una cosa è la propaganda sui giornali di partito, un’altra la politica seria.
Quella che ha costretto mercoledì sera Gobbi a dire, davanti ai deputati ticinesi, che «il versamento all’Italia è regolato sulla base di accordi internazionali e le autorità cantonali non dispongono di potere discrezionale».
I ristorni vanno versati perché così stabilisce un accordo tra Stati.
Tutto il resto è fumo che serve ad alimentare una cortina buona soltanto per cercare qualche voto in più.
E non soltanto in Canton Ticino.
Sul tema ristorni, infatti, si è aperto ieri un duro fronte polemico anche in Lombardia tra l’assessore regionale ai Rapporti con la Svizzera Massimo Sertori e il Partito Democratico. «Anche grazie all’interlocuzione tra Regione Lombardia e Canton Ticino – ha detto Sertori in un comunicato – e alla luce delle osservazioni contenute nella lettera congiunta trasmessa il 30 aprile ai rispettivi governi centrali, i ristorni dei frontalieri, ovvero quella percentuale di tasse pagate in Svizzera e che vengono ridistribuite in Italia, non verranno bloccati come successo nel 2011. Il tempo è galantuomo. Alla politica “urlata” e della polemica ad ogni costo preferiamo di gran lunga quella dei fatti e di un’azione ragionata a favore di questa categoria di lavoratori».
«Ci vuole un gran coraggio da parte della Regione Lombardia per tentare di intitolarsi il merito del pagamento di 90 milioni di euro in ristorni dei frontalieri comunicato dal Consiglio di Stato del Ticino nel pieno rispetto degli accordi in vigore – hanno replicato sempre ieri dal Pd il senatore varesino Alessandro Alfieri e il consigliere regionale comasco Angelo Orsenigo – Eppure l’assessore Sertori ci ha provato dichiarando che la mediazione della Lombardia è stata funzionale al risultato. È forse un tentativo scadente di nascondere la lettera di Attilio Fontana dello scorso aprile in cui si supportava, pur senza autorità alcuna e senza aver interpellato i sindacati, un accordo peggiorativo sulla fiscalità dei frontalieri? I diritti dei nostri lavoratori non possono essere comprati o venduti come invece era pronta a fare la Regione con la lettera dello scorso aprile. Documento firmato in piena emergenza Coronavirus per nascondere la pugnalata sferrata alle spalle di tutte le comunità e le amministrazioni di frontiera e per accaparrarsi avidamente una fetta degli stessi ristorni».

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