Reportage

Via Manzoni e la strage delle vetrine

altDa via Rezzonico alla stazione delle Nord sono ben otto le saracinesche abbassate
Il panorama di via Manzoni a Como è davvero desolante. Dall’incrocio con via Rezzonico fino all’ingresso della stazione a lago delle Ferrovie Nord le saracinesche abbassate fotografano senza pietà una realtà che in questo trafficato viale si mostra ancora più drammatica che in altre zone della città.
In un lungo tratto della via sono infatti ben otto di seguito le vetrine che hanno spento le luci perché l’attività è cessata o si è trasferita altrove. Un negozio di vestiti usati,

due grossi bar, un’agenzia immobiliare, una sala slot, due attività commerciali non più identificabili e persino un centro cinese di massaggi si sono arresi a una via che sembra non attrarre più clienti da troppo tempo.
La crisi, che certamente in questi ultimi difficili anni ha contribuito a mettere in serio pericolo la sopravvivenza di molti esercenti, da sola non può bastare a spiegare un fenomeno così diffuso. Per provare a capire le ragioni di una così massiccia fuga di commercianti, abbiamo interpellato i titolari delle uniche due attività comasche ancora in vita (il terzo esercizio sopravvissuto, un parrucchiere, è gestito da cinesi) in questo ampio tratto di via Manzoni.
Sergio Ferrario, proprietario di “Bianco Corredo”, negozio aperto dal padre Ermanno nel 1963, resiste e ancora cerca soluzioni.
«La crisi di questa via parte da molto lontano – afferma l’ex presidente di Confesercenti – da quando il girone, allora avviato in prova (divenne operativo il 3 novembre 1987, ndr), ha inevitabilmente coinvolto anche il nostro viale eliminando tutti i parcheggi che fino ad allora erano presenti sul lato stradale dei negozi. Ma questo progetto, che forse andava bene vent’anni fa, oggi non è più attuale e va rivisto».
Nei giorni scorsi Ferrario ha incontrato il sindaco Mario Lucini e l’assessore alla Viabilità, Daniela Gerosa. «A loro ho presentato un mio progetto di riqualificazione di via Manzoni – spiega il commerciante – Invertendo gli ingombri dei marciapiedi, portando così il lato più largo dalla parte dei negozi e dei condomini, si potrebbero recuperare alcuni parcheggi da utilizzare almeno per il carico e scarico dei fornitori e dei residenti. Capisco che non sia un lavoro semplicissimo, ma visto che un tratto della via sarà interessato dal cantiere delle paratie per i lavori di rifacimento del sistema fognario, si potrebbe approfittare dell’occasione per rifare anche i marciapiedi. Una parte dell’opera potrebbe essere completata utilizzando gli oneri di urbanizzazione che arriveranno quando finalmente verrà avviata la costruzione del nuovo albergo previsto in via Manzoni».
Gli amministratori di Palazzo Cernezzi pare si siano mostrati interessati, ma in ogni caso ci vorranno anni e i problemi restano. «È vero – conclude Ferrario – Intanto ho chiesto che l’Imu che pago per il mio negozio, visto che la tariffa è di poco inferiore a quella imposta alle attività del centro storico, venga adeguata al deprezzamento che il mio esercizio ha subìto in questi anni per colpe non mie. Anche il cantiere di piazza Amendola, rimasto aperto per anni, ha fatto scappare tanti clienti svizzeri e quelli diretti a Bellagio, clienti che hanno così smesso di fermarsi in questa zona».
Ippolita Corso, che ha ereditato 35 anni fa dai suoceri un negozio in attività nella via da oltre mezzo secolo, è sconsolata.
«È una strage iniziata con il girone – afferma la titolare de “Il Nido” – La colpa non è solo della crisi economica. Qui hanno ammazzato il commercio. In via Manzoni lavoro e abito da sempre, non so più che cosa dire. Quello che è successo lo vedete anche voi, sono scappati tutti e non so come si possa continuare a lavorare in queste condizioni».
Nonostante sia a due passi dal lago, a ridosso della stazione delle Nord, a 100 metri dal capolinea dei bus di piazza Matteotti e vicina alla funicolare per Brunate, via Manzoni vive una situazione paradossale: in pochi anni si è trasformata in una sorta di tunnel a cielo aperto perennemente attraversato da un lungo serpente d’acciaio che non può mai fermarsi.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
È lungo e variegato l’elenco di esercizi chiusi in questo tratto di strada. Un negozio di vestiti usati, due bar, un’agenzia immobiliare, una sala slot, due attività commerciali non più identificabili e persino un centro cinese di massaggi si sono dovuti arrendere al fatto che questa strada sembra non attrarre più clienti da tempo
10 Mag 2014

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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