Via Milano, mille passi in cerca d’identità

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Via Milano è al centro di questioni aperte da tempo, diventate convergenti a cavallo tra anno vecchio e nuovo. 1) La protesta dei commercianti per essere rimasti esclusi dai benefici della kermesse natalizia, tutta concentrata nel cuore della città murata. 2) L’ipotesi di chiusura degli accessi  alla convalle ai veicoli dei non residenti in occasione di future manifestazioni fortemente attrattive di auto (via Milano è un asse di questi). 3) La sperimentazione della riapertura al traffico privato della parte alta di quell’arteria, dalle 7 alle 9 del mattino, che è stata prorogata fino al prossimo mese di giugno. 4) L’annuncio del prossimo avvio dei lavori per la rotatoria di piazza San Rocco, proprio all’incrocio tra le vie Milano, Grandi e Napoleona. 5) Le ipotesi sul futuro assetto dell’area ex Ticosa, destinato a condizionare  il vicino quartiere. Insomma, quanto basta per comprendere che il “Burg Drizz”, il borgo diritto, è alla vigilia di una possibile svolta, da sempre attesa e mai avvenuta. Il punto decisivo è se finalmente avrà un’identità, caratteristica da tempo perduta. Ci fu un lungo periodo in cui via Milano è stata periferia della città, quando Como era più piccola e raggruppata nel centro. Ma all’epoca il quartiere era vissuto e se ne ritrovano tuttora allusioni e tracce nelle corti che si intravedono, di tanto in tanto, passeggiando su e giù, con le vecchie case di ringhiera evocative di un’era passata. Oggi però via Milano è altro. Non è un luogo definito. Merita di tornare ad esserlo, per chi ci vive e ci lavora, per i comaschi e per i turisti e perchè è parte integrante di questa città. Siete mai stati lì con occhio appena attento? Via Milano è perpendicolare al centro storico, come il manico lungo di una pignatta. È tagliata esattamente in due all’altezza di San Bartolomeo e dell’incrocio con i viali Roosevelt e Giulio Cesare. Cinquecento passi, contati, da lì all’estremità opposta, dov’è l’altra chiesa, San Rocco. Dieci negozi chiusi da una parte, altrettanti lungo il lato opposto. Chi ce la fa tiene aperto, senza badare troppo alle insegne. Vetrine multietniche. Un melting pot di genti e di lingue udibili per strada. Da San Bartolomeo in giù, fino a piazza Vittoria, altri cinquecento passi e solo un paio di serrande abbassate: esercizi trasferiti. Una lunga teoria di negozi storici e di nuove attività coerenti al nostro tempo, telefonia in primo luogo. E il tema irrisolto delle auto che da lì devono passare. Sei anni fa era stata disegnata sulla carta una nuova via Milano: pista ciclabile, veicoli a passo d’uomo, niente bus nella direzione ascendente, spazi migliori per i pedoni, due piccole piazze e arredo urbano curato. Un progetto da aggiornare e rilanciare. Ne va dell’identità. E della vivibilità.

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