Economia

Via Parini, bilancio sotto osservazione dei revisori

altCamera di Commercio
Il collegio invita alla prudenza: troppi gli investimenti senza alcuna garanzia

(da.c.) Un milione di euro e spiccioli, nel 2013, oltre 1,6 milioni nel 2012. I conti della Camera di Commercio di Como non tornano. E gli interrogativi sul futuro si fanno pesanti.
Anche perché intrecciati alla corsa – ormai avviata – per la successione di Paolo De Santis, presidente in via Parini negli ultimi due mandati e oggi uscente per sua stessa, esplicita, volontà.
Martedì pomeriggio, il consiglio camerale ha discusso e approvato il rendiconto dell’ente.

I dati sono negativi , a causa soprattutto del disavanzo registrato da alcune società partecipate. Ma anche per l’esito infelice di investimenti finanziari su cui la Camera di Commercio aveva puntato negli anni scorsi.
Martedì, dopo la relazione del presidente De Santis, una vivace discussione ha segnato, forse come mai in passato, punti di contrasto forti tra i componenti del consiglio dell’economia lariana. E il contendere è ruotato attorno appunto ai risultati deludenti delle partecipate e alle perdite indotte da investimenti sbagliati.
Tra i più critici verso la conduzione politica della Camera di Commercio sono stati l’ex sindaco di Cernobbio Enrico Lironi, il presidente della Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Brianza Giovanni Pontiggia, il presidente di Confartigianato Marco Galimberti, il rappresentante dei consumatori Giuseppe Doria e anche la segretaria della Cisl Gloria Paolini.
Voci dissonanti rispetto alla maggioranza dell’assemblea, che hanno evidenziato errori e criticità di un bilancio nuovamente negativo. Voci che hanno sottolineato le scelte non condivise dalla governance di via Parini, facendo anche leva su quanto scritto dai revisori dei conti nella relazione allegata al bilancio consuntivo. Proprio quest’ultimo documento aiuta a comprendere meglio alcuni passaggi delicati e spiega, in particolare, le preoccupazioni sollevate dai rappresentanti del mondo del credito in seno al consiglio camerale.
Scrivono infatti i revisori, a proposito del fondo mobiliare chiuso Finanza e sviluppo impresa che «tra i conti d’ordine risulta» la somma di 1.474.007 euro «per importi sottoscritti ma non ancora richiamati, che costituiscono dunque il residuo impegno complessivamente assunto dalla Camera», mentre altri 299.843 euro sono stati iscritti a bilancio «in diminuzione in relazione alla svalutazione delle quote» dello stesso fondo.
Una situazione che i revisori giudicano particolarmente critica oltre che anomala. «Il collegio – si legge nella relazione – invita l’ente camerale a mantenere costantemente monitorato l’investimento in oggetto, sia dal punto di vista delle finalità del fondo nel contesto delle strategie dell’ente e nella salvaguardia del principio della territorialità, sia dal punto di vista dei profili di rischio». In altre parole, i revisori si domandano se abbia senso per la Camera di Commercio di Como partecipare a un investimento mobiliare territorialmente slegato dal contesto lariano e pure molto rischioso dal punto di vista dei risultati. Altro punto delicatissimo è il finanziamento di ComoNext, l’incubatore d’impresa di Lomazzo nel quale via Parini ha investito molto senza però, al momento, ottenere adeguati riscontri.
Qui i revisori sono molto più espliciti e parlano addirittura di un prestito senza garanzie, cosa impossibile per un ente pubblico qual è la Camera di Commercio. Nella relazione allegata al consuntivo, a proposito del prestito obbligazionario di 1,250 milioni di euro «emesso dalla partecipata indiretta ComoNext Scpa e finalizzato alla realizzazione degli investimenti di ampliamento del parco scientifico e tecnologico di Lomazzo» si legge: «Dopo tale ulteriore sottoscrizione, il valore complessivo dell’investimento della Camera di Commercio è di 2,5 milioni di euro. Il collegio richiede che gli organi camerali prestino particolare attenzione a tale investimento, consistente in un prestito non assistito da alcuna garanzia e valutino la sussistenza di eventuali possibilità di rinegoziazione».
Detto in parole più semplici: non ci sono sufficienti certezze che i tanti soldi prestati a ComoNext possano un giorno tornare alla base. Anche perché la stessa partecipata non produce reddito, ma soltanto perdite, ripianate appunto di anno in anno con l’acquisto di obbligazioni. «La significativa presenza nell’attività e nel bilancio camerale di investimenti e partecipazioni in società direttamente e indirettamente controllate e collegate, siano elementi tali da raccomandare una gestione prudente», chiosano i revisori dei conti.

 

Nella foto:
Martedì pomeriggio, il consiglio camerale riunito a Villa del Grumello ha discusso e approvato il rendiconto dell’ente. Il dibattito ha riservato molte sorprese. Non poche critiche sono arrivate alla presidenza
1 Maggio 2014

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