Via Sant’Elia, giardini intitolati a due crocerossine

Como, giardini pubblici di via Sant’Elia intitolati alle crocerossine Maria Andina e Maria Antonietta Clerici

I giardini pubblici di via Sant’Elia a Como saranno intitolati domani alle crocerossine Maria Andina e Maria Antonietta Clerici, entrambe comasche, che si sono contraddistinte per coraggio e abnegazione durante la Grande guerra come infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana. La cerimonia si svolgerà sabato mattina alle 11, nel nel rispetto delle attuali disposizioni sanitarie.
Maria Andina (nata in città nel 1868 e morta nel 1972) e Maria Antonietta Clerici (anch’ella nata a Como, 1884-1961) furono tra le circa 8.500 infermiere volontarie della Croce Rossa durante la Prima guerra mondiale, chiamate comunemente Crocerossine: lavorarono sui treni-ospedale, sulle navi-ospedale, nelle unità mobili sanitarie, negli ospedali territoriali di riserva e militari e negli ospedali da campo in zona di guerra. Insieme a Concetta Chludzinska, di Venezia, furono le uniche Crocerossine durante la Grande guerra internate in un campo di concentramento, in palese violazione della Convenzione di Ginevra del 1906, allora vigente.
Sin dal 1915, lavorarono volontariamente come infermiere della Croce Rossa presso unità mobili e ospedali militari in zona di guerra. Nei giorni della ritirata di Caporetto si trovavano in servizio presso l’ospedale n° 014 di Perteole (Udine), dove rifiutarono di obbedire all’ordine dell’ispettrice generale di rientrare a Como e scelsero, coraggiosamente, di rimanere ad accudire i malati dell’ospedale non trasportabili: non avrebbero abbandonato quei ragazzi senza cure, consapevoli che molti di loro sarebbero morti prima dell’arrivo della sanità austroungarica.
Rimasero come uniche infermiere dell’ospedale, motivate dai principi della Croce Rossa e dalla volontà di aiutare i soldati feriti, e furono trattenute a prestare servizio per la sanità militare del “nemico”. A dicembre venne sgomberato l’ospedale n° 014 e le Crocerossine comasche furono trasferite al campo di concentramento di Katzenau, in Austria, dove rimasero fino al maggio del 1918. Furono liberate tramite lo scambio con cinque suore austriache residenti in Italia, grazie alla collaborazione della Croce Rossa e della Chiesa cattolica.
Il tempo di riprendersi ed entrambe tornarono in servizio sui treni ospedale e negli ospedali territoriali, costituendo un esempio straordinario di volontariato serio e impegnato.

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