Viadotti e cavalcavia Una vita da cicale

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

La vicenda del ponte di Carimate, danneggiato in modo irrimediabile da un camion, richiama il più generale problema delle infrastrutture viarie nel Comasco e in tutta Italia. Il caso specifico deriva da un evidente errore umano. Come sappiamo, è necessario abbattere e ricostruire il manufatto, con tutti i conseguenti disagi documentati nei giorni scorsi. Analoga situazione si era verificata la scorsa settimana a Lurate Caccivio, dove un altro cavalcavia è tuttora chiuso in attesa di verifiche. La questione va vista a più ampio raggio, includendo tante altre situazioni, alcune tragiche, come quella del ponte di Annone Brianza crollato nel 2016 e, naturalmente, del Morandi di Genova con il suo carico di vittime. La chiusura del Viadotto dei Lavatoi, a Como, ha sterilizzato i rischi, ma reso evidenti i problemi e il lungo iter della bonifica. Cosa sta accadendo in questa provincia e in questo Paese? Per troppo tempo, decenni, la manutenzione è stata mal gestita, pur con le dovute eccezioni. All’approssimazione e all’incuria si è aggiunta l’aggravante della mezza riforma delle Province. Dovevano essere abolite, quindi dal 2014 non dispongono più nemmeno delle risorse necessarie per la manutenzione. I controlli, spesso, sono di fatto “a vista”. La bocciatura del referendum 2017 ha lasciato nel limbo le Province stesse. La nostra Regione ha di recente costituito “Lombardia Sicura”, una cabina di regia per monitorare le infrastrutture, che coinvolge gli Ordini di ingegneri, geologi e architetti. Venerdì prossimo è prevista la prima riunione. Il Comune di Como ha stanziato 400mila euro per interventi su strade e marciapiedi della città. Ben venga. Resta la criticità di fondo di 30mila, tra ponti, viadotti e gallerie, gestiti in Italia dalle Province, a cui se ne aggiungono circa 15mila dall’Anas e altri dalle concessionarie autostradali. Nella rubrica “Dataroom” sul “Corriere della Sera”, Milena Gabanelli e Rita Querzé hanno documentato che la maggior parte dei viadotti in Italia è stata costruita tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. All’epoca erano una rarità i trasporti da 100 tonnellate. In tempi più recenti, però, i carichi eccezionali sono aumentati e i ponti sono stati “stressati”. Lo stesso presidente dell’Ordine degli ingegneri di Como, Mauro Volontè, ha sottolineato su questo giornale quanto siano cresciuti il traffico e il “peso” dei trasporti. Si aprirebbe qui un altro capitolo, quello del mancato passaggio dalla gomma ai treni. È un tema che richiederebbe una trattazione specifica. Per ora, limitiamoci a dire che, purtroppo, abbiamo vissuto da cicale.

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