Viadotto dei Lavatoi, sconfitta e non successo

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di Giorgio Civati

Mentre il Covid-19 continua a mietere vittime influenzando sempre più pesantemente le nostre vite, il mondo comunque va avanti. Male, malaccio, ma va avanti: negli Usa il presidente Trump sta per lasciare il posto – non si sa quanto pacificamente – al successore Biden.

In Italia il governo è in crisi, lacerato da un duello tra il premier Giuseppe Conte e il leader di Italia Viva Matteo Renzi. E pure a Como, anche senza picchi così alti di novità e cambiamenti, qualcosa si muove. Il malconcio Viadotto dei Lavatoi, per esempio, dovrebbe essere oggetto di un intervento di sistemazione e consolidamento a partire da febbraio. Tempo 300 giorni, spesa 2 milioni e 300 mila euro, e quella “bretella” viabilistica tanto importante per la zona di Camerlata, via Canturina e dintorni tornerà a essere percorribile anche dai mezzi pesanti.

Tutto bene insomma, o quasi. Di buono c’è che i lavori sono a una manciata di giorni dal “via”, ormai prossimi all’inizio. Di altrettanto positivo c’è ancora che sull’operazione pare molta l’attenzione per le problematiche legate a cantieri, chiusure, traffico. E quale che sia il punto di vista – forze di governo della città od opposizione ma anche gente qualunque, che gli ingorghi e gli incolonnamenti li vive quotidianamente – un po’ di attenzione e partecipazione alla città non fa certo male.

Di singolare, però, resta un fatto troppo poco evidenziato, addirittura taciuto. Ed è quello relativo alla durata vergognosamente breve dell’opera: nemmeno vent’anni, ed è già ampiamente da rifare. Aperto nel 2003 e costato circa 6 milioni di euro, il Viadotto dei Lavatoi è chiuso al traffico dei mezzi pesanti da tre anni perché inadeguato, ma già nel 2009 aveva evidenziato criticità e problemi. Una vergogna, perché due decenni per una strada o un ponte sono niente; eppure a Como siamo riusciti ad avere un viadotto che dopo soli sei anni aveva già problemi e che dopo nemmeno quindici ha potuto essere mantenuto in uso ma solo per le auto. Niente camion, pesano troppo. Proprio ora che le cose stanno per essere sistemate, uno sguardo al passato – breve, assurdamente breve per un’opera di cemento armato, ferro e asfalto – appare insomma doveroso. Per vergognarsene almeno un po’ come città. E, magari, per capire cosa è successo, cosa è stato sbagliato, addirittura “chi” ha sbagliato. Con nomi e cognomi se possibile, perché in questione ci sono milioni pubblici e sicurezza.  Quali leggerezze e manchevolezze  hanno permesso una simile disfatta? Como e i comaschi meriterebbero che si parlasse anche di questo, perché i lavori che partiranno a giorni sono in realtà una sconfitta, non un successo.

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