Cronaca

Viaggio in città, Binda: «Ecco come fermare le auto»

altIl Piano Traffico della giunta Botta
L’ex assessore: «Pronto a regalare al sindaco nuovi cartelli per Valmulini e Tavernola»
Fermenta la discussione generata da “Viaggio in Città”, l’inchiesta a puntate del Corriere di Como che ha visto impegnato Dario Campione a raccontare il capoluogo quartiere per quartiere.

A tenere banco sono ancora le parole dell’assessore all’Urbanistica Lorenzo Spallino, che sogna una convalle completamente senza le auto.
E se il consigliere di Fratelli d’Italia, Marco Butti aveva etichettato la proposta come pura «propaganda da ombrellone», l’ex assessore alla Viabilità, Nini Binda non è dello stesso parere.

Binda, che ha studiato a fondo la materia nel suo mandato, parte dalla configurazione orografica di Como. «Se si vuole risolvere il problema del traffico, o si buca la montagna come hanno fatto a Lecco, oppure si cercano punti in cui fermare le auto», dice l’imprenditore.
Così, con la giunta Botta si erano creati parcheggi di prossimità, parcheggi sub centrali e centrali.
«L’autosilo della Valmulini e quello di Tavernola sono stati fatti tutti nel corso del mio mandato – ricorda Nini Binda – Como ha vissuto tre grandi rivoluzioni in materia di traffico nel dopoguerra. La prima è stata la chiusura del centro operata dal sindaco Antonio Spallino, la seconda il girone voluto dall’allora assessore Paolo Frisoni, e la terza il mio piano del traffico».
Un piano che venne partorito dopo quattro anni di studi e varato dal consiglio comunale con un solo voto contrario, come ricorda con orgoglio lo stesso Binda.
«Si trattò di modifiche pesanti e indigeste per molte categorie – ricorda Binda – Bruciarono perfino i parcometri, ne ho passate tante. Quella alla Mobilità è la delega più impopolare, l’ho vissuto sulla mia pelle. Sono stato candidato per tre volte in Comune. La prima ho preso 490 voti, la seconda 500, la terza, dopo il varo del Piano del traffico, solo 68. Auguro a Daniela Gerosa maggiore fortuna, anche se lei non ha un metro di paragone, non essendo mai stata candidata».
Ma torniamo a quel Piano, tuttora in vigore.
«La giunta Bruni nei suoi due mandati non ha approntato modifiche sostanziali, adesso l’opera del sindaco Lucini e di Daniela Gerosa mi pare la prosecuzione del Piano Binda – dice – Siamo stati noi a far sorvegliare gli ingressi del centro storico dalle telecamere, fummo la terza città d’Italia. Noi mettemmo i primi parcometri. Certo, per far decollare il Piano servirebbero alcuni correttivi che non sono mai stati realizzati, ad iniziare dalla fermata della metro tranvia all’autosilo della Valmulini. È stato poi un grave errore tagliare il servizio di battellini che collegavano Tavernola con il lungolago. Non ne ho mai compreso il motivo. Si doveva, anzi, aumentare la capienza dell’autosilo di Tavernola, elevandolo di un piano. La gente sarebbe venuta molto volentieri in città in battello. Pensi che spettacolo anche per i turisti. Como è un luogo incredibile, non c’è nulla da inventare, basta utilizzare le risorse che ci sono».
Sulla chiusura completa alle auto della convalle, Binda crede che si potrebbe avviare una sperimentazione.
«Durante i grandi eventi, o per le festività in Svizzera si potrebbero fermare le auto nei parcheggi di prossimità – dice Binda – Serve coraggio e lungimiranza. Io non sono un tecnico, ho sempre fatto l’imprenditore, ma nei quattro anni da assessore venivo spesso contattato anche dal collega di Milano, il professor Giorgio Goggi, della giunta Albertini, docente al Politecnico in materia di Trasporti. Il caso Como veniva studiato da tutti – ricorda – Abbiamo fatto un grande lavoro, consultato le circoscrizioni, le mamme, gli pneumologi, e nessuno ha avuto il coraggio di toccare il Piano finora».
Infine un appello al sindaco Mario Lucini. Anzi due offerte.
«Se il sindaco mi interpella, sono pronto a dare una mano – dice sempre Binda – E mi piacerebbe regalare nuovi cartelli in tre lingue per gli autosili della Valmulini e di Tavernola, che oggi sono segnalati molto male».

Paolo Annoni

Nella foto:
Stop ai motori.
6 agosto 2014

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