Cronaca

Viaggio insieme per Monica e Dritan. E intanto lo zio sceglie il silenzio

alt Delitto di Mozzate. La coppia è stata trasferita
Dritan Demiraj e Monica Sanchi sono stati trasferiti ieri dal carcere del Bassone di Albate a quello di Rimini (il primo) e Bologna (la seconda).
Avrebbero fatto il viaggio assieme, per presenziare con i rispettivi avvocati all’incidente probatorio fissato per domani nella casa del pasticciere albanese accusato dalla procura di Como dell’omicidio di Lidia Nusdorfi (avvenuto il 1° marzo nel sottopassaggio della stazione di Mozzate) in concorso con la sua compagna.

A Rimini, invece, è stato ucciso Silvio Mannina, l’ultimo compagno della Nusdorfi. Torturato e poi eliminato con il solo scopo di fargli fissare un appuntamento – come poi avvenne – con Lidia. Secondo la Sanchi questo delitto avvenne nella camera da letto di Dritan. E l’incidente probatorio servirà proprio per cercare tracce di sangue riconducibili a Mannina. Dritan sostiene invece di aver sì ucciso strangolandolo l’ultimo compagno di Lidia, ma in una cava (dove poi fu seppellito) e non in casa sua. 

 

Versioni all’opposto, dunque, in cui diventa fondamentale capire chi dica o meno la verità per dare un quadro definitivo alla vicenda. A tal proposito ieri pomeriggio a Rimini è stato convocato lo zio di Dritan, che gli inquirenti sospettano fosse presente nella casa di Demiraj la sera dell’omicidio aiutando il parente nel suo folle proposito. La procura di Rimini l’ha iscritto sul registro degli indagati con l’ipotesi di reato di concorso nell’omicidio di Silvio Mannina. Lo zio, 62 anni (assistito dall’avvocato Massimiliano Orrù), si è però avvalso della facoltà di non rispondere ed è tornato a casa. Rimane a piede libero. Si cerca intanto l’uomo misterioso – si parlerebbe di un 20enne – presente sia a Rimini quando Mannina venne ucciso, sia in stazione a Mozzate nella serata del delitto di Lidia Nusdorfi. E intanto, si apprende che Dritan avrebbe cercato di contattare Monica inviandole una lettera e chiedendo di potersi incontrare e parlare: «Vedrai che questa storia finirà», le avrebbe scritto. Il problema è però capire come finirà.

Nella foto:
Il sottopassaggio della stazione di Mozzate dove avvenne l’omicidio di Lidia Nusdorfi
14 maggio 2014

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