Viaggio nel degrado del capoluogo

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Il rischio ormai è che prevalga l’indifferenza di fronte ai molti luoghi abbandonati o diroccati

Il lento sgretolarsi del Politeama è l’esempio lampante del degrado che si sta impossessando – e che in alcuni casi si è già impossessato – di Como.
L’intervento urgente dei vigili del fuoco che venerdì hanno evitato il distacco di parte del tetto del cinema, fotografa perfettamente l’immagine di una città alla deriva. Ma ciò che colpisce in misura maggiore è osservare come i cittadini, sempre più spesso, non si accorgano nemmeno di quanti ruderi, palazzi diroccati, giardini malmessi

e piazze off limits incrociano, ogni giorno, sulla loro strada.
Forse ciò accade in virtù di un semplice meccanismo di autodifesa. La mappa di quanto “non c’è da vedere” è stata metabolizzata, spingendo i residenti a tenersene alla larga. Ma com’è naturale, il rischio maggiore e che il degrado non faccia che richiamare altro degrado. E se per i turisti è decisamente più facile farsi attrarre dallo scintillio del lago e dalla maestosità del Duomo, purtroppo la sporcizia rimane, anzi cresce e non è più possibile nasconderla sotto il tappeto.
Gli esempi sono molteplici. Da Torre Pantera prigioniera ormai da anni di un’impalcatura di metallo, al Teatro Politeama, prossimo all’implosione in attesa di un piano di recupero. Al Teatro Cressoni, nella centralissima via Armando Diaz, trasformato in un immondezzaio. Fino a piazza Piero Gobetti, meta di sbandati.
Senza tralasciare l’immensa distesa della Ticosa paragonabile a un luogo bombardato con – a due passi – la Santarella, gigante di cemento armato da salvaguardare e forte di un vincolo architettonico che, invece di essere un tratto distintivo, rischia di decretarne la condanna a morte.
Gli esempi sono molteplici. Tra i più significativi non si possono non citare le piccole darsene lungo la passeggiata di Villa Olmo. Ricoperte di spazzatura e assolutamente inavvicinabili. E se i turisti si fanno rapire dallo spettacolo del lago, alle loro spalle galleggiano oggetti e rifiuti maleodoranti.
Ritornando in città, i palazzi e le strade del centro, a partire da via Milano, sono sempre più preda dei graffitari. A Como, salvo rare eccezioni rappresentate da piccole associazioni di volontari, si convive con i graffiti degli incivili. Non ci si fa più caso.
Esempio forse storico, in tal senso, è il sottopasso che dal Tribunale conduce a Porta Torre. Un sottopasso che sembra una landa desolata e maleodorante. E che è sicuramente stata, e continua a essere, la prima lavagna per tutti i writers cittadini.
Sempre per la teoria delle piccole cose, sotto Porta Torre sono posizionate alcune fioriere che fungono anche da panchine. Qui i passanti e le persone in cerca di riposo dopo la calca del mercato si siedono senza neanche più accorgersi di come questi manufatti siano sporchi, arrugginiti e in alcuni casi rotti, con le parti metalliche sporgenti. Entrando nelle mura, c’è ormai chi si muove a memoria per le vie del centro, evitando, ad esempio, quelle dove il pavé è più sconnesso. Simbolo, forse più rappresentativo, del degrado d’annata è poi il Teatro Cressoni – meglio noto ai più come ex Cinema Centrale – in via Diaz. Gli abitanti sfilano affianco senza neanche più voltarsi. L’insegna è rotta e vacillante. I vetri oscurati e le serrande sprangate con lucchetti nuovi di zecca. Fatto, questo, che suggerisce come forse all’interno dello storico teatro in passato abbiano stazionato alcuni disperati. E in effetti, sbirciando da alcune porte rimaste aperte si possono osservare resti di cene, bottiglie vuote, sedie, vestiti e oggetti di ogni tipo. Ma anche catene e lucchetti spezzati.
Sorte nefasta quella che accomuna i cinema, a partire dal Politeama. E anche il vecchio “Plinio” ne è un esempio. Chiuso da così tanti anni e considerato dai comaschi ormai solo come il “cinema lungo la ferrovia”, sono in pochi ad essersi accorti che da alcune settimane all’interno fervono i lavori per un nuovo ristorante cinese. Uscendo per un breve giro fuori dalle mura – tralasciando i giardini della stazione San Giovanni da sempre bivacco per i senzatetto – la tangenziale riserva diverse sorprese. Non tanto perché ci siano “novità”, quanto perché il passato continua a riemergere a ogni angolo. Ecco, allora, che nell’ex area Danzas, dove da anni si discute di realizzare un nuovo albergo, sembra di trovarsi in piena foresta amazzonica. Osservando l’interno dall’alto, compare una fittissima boscaglia. Alberi e erbacce cresciute a dismisura rendono irreale il luogo. A breve distanza, sul lato opposto di viale Innocenzo, un altro rudere giace abbandonato da anni. Si tratta dell’ex hotel “Petit Chateaux”, devastato e con finestre e infissi rotti. Anch’esso, in passato, casa per i disperati. Altri rifugi per i senzatetto sono stati Villa Feloy, in via Petrarca, e un edificio in Salita Peltrera.
E l’elenco potrebbe essere molto più lungo.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Il cineteatro Politeama in piazza Cacciatori delle Alpi venne inaugurato nel 1910 e chiuso nel 2005

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