Reportage

Viaggio tra ville abbandonate, cancelli scomparsi e rifiuti

altAlla scoperta del parco

REPORTAGE
Spazi vuoti, abbandonati, ombre che si nascondono dietro la fitta vegetazione della vasta area del complesso del San Martino. Se il corpo centrale dell’ex ospedale psichiatrico provinciale non è mai rimasto inutilizzato, non si può dire lo stesso di altri edifici che sorgono sull’area. Un complesso molto ampio, con una superficie di oltre 300mila metri quadrati, che conserva spazi poco conosciuti e visitati accanto a strutture attualmente ancora in funzione. Così come gli spazi verdi, alcuni

dei quali sono ben curati, altri invece lasciati nell’incuria e nella sporcizia.
LE DUE FACCE DEL SAN MARTINO
L’area di San Martino ha due facce, quella nota di edifici come il corpo centrale, la palazzina che ospita la medicina sportiva e l’Hospice e quella nascosta, fatta di strutture dai nomi altisonanti, come per esempio Villa Chiara e Villa Silvia, ma in realtà sommerse da arbusti e foglie e dimenticate da tutti.
Salendo dall’ingresso carraio di via Castelnuovo e proseguendo in direzione dell’Hospice San Martino, struttura dedicata all’accoglienza e all’assistenza di pazienti terminali, si possono trovare angoli verdi ben curati che con la bella stagione possono essere utilizzati per brevi passeggiate all’aria aperta. Proseguendo, il sentiero conduce alla Comunità Arca, destinata al recupero e al reinserimento di persone con problemi di tossicodipendenza. Si tratta di due strutture di proprietà dell’Asl, ma che sono gestite da altri enti.
Tornando indietro sul viale che porta al padiglione centrale dell’ex ospedale psichiatrico, sulla sinistra si incontra la chiesa, edificata negli anni Settanta, e, pochi passi più in là, compare un percorso vita con istruzioni dettagliate su esercizi a corpo libero. Ben conservato, questo spazio dedicato all’attività sportiva sembra essere anche poco utilizzato. Ma è un peccato, perché mantenersi in forma all’interno del grande parco del San Martino è diverso dal correre ai bordi delle strade, respirando gli scarichi delle auto e dei camion.
Qualche passo avanti troviamo Villa Teresa, decisamente più frequentata visto che all’interno c’è un bar. Una realtà utilizzata soprattutto dai dipendenti dell’Asl e dell’azienda ospedaliera Sant’Anna, che lavorano al San Martino, per trascorrere la pausa caffè. Accanto a Villa Teresa, c’è l’area destinata al deposito temporaneo di rifiuti non pericolosi di proprietà della stessa azienda ospedaliera comasca.
Basta una breve camminata per incontrare poi Villa Verde, una palazzina chiusa e all’apparenza inutilizzata, viste le tapparelle abbassate e nessun segno di attività recenti al suo interno. Tra Villa Verde e il vicino Cps “Il Ritrovo”, una comunità psichiatrica riabilitativa a media assistenza, si estende un’altra area verde destinata allo sport, con una vera e propria palestra all’aperto. Entrambi gli spazi dedicati all’attività sportiva, quello sul retro della chiesa e quest’ultimo, non sembrano essere però molto vissuti, forse perché sono ancora poco conosciuti.
Impensabile, infatti, che gli amanti della corsa non approfittino di questa realtà a pochi passi dal centro città e lontano dal caos delle strade limitrofe. L’unica spiegazione possibile è che pochi sappiano delle opportunità che si aprono all’interno del parco.
Camminate e attività sono state in ogni caso organizzate proprio per avvicinare la cittadinanza a questo angolo a molti quasi sconosciuto, visto che per molti lariani il San Martino resta solo l’area dell’ex ospedale psichiatrico, quando invece il potenziale di un simile parco è ben evidente a chiunque decida di farsi un giro da queste parti. E pensare che una volta erano proprio gli alberi da frutto e il verde degli orti degradanti verso via Valleggio a caratterizzare l’intero quartiere, così come le stalle dove si producevano latte e formaggio non soltanto per la struttura ospedaliera, quando era ancora in attività, ma anche per la città.
CAMBIA LO SCENARIO
Proseguendo sul viale che conduce verso via Valleggio, si incontrano una serie di altre costruzioni. Sulla recinzione del primo edificio è appeso un cartello curioso, che segnala la presenza di una struttura dell’Asl, appartenente al Dipartimento veterinario, in cui vi sono “Gatti in terapia farmacologica”. Seguono poi Villa Rosa, dove è ospitata “La Quercia”, una comunità psichiatrica protetta ad alta assistenza.
Continuando a camminare in direzione di via Valleggio e dei nuovi insediamenti universitari sorti accanto al Setificio, la vegetazione si fa più fitta e si possono notare bottiglie di plastica e sacchetti abbandonati in terra, come se da lì in poi non ci fosse più nulla. La realtà però è ben diversa, perché proseguendo si incontrano due ville abbandonate e lasciate nel degrado più totale, ma delle quali più volte si è parlato in merito al progetto del campus universitario: Villa Silvia e Villa Chiara. I due edifici, costruiti negli anni Venti, distano poco uno dall’altro e presentano caratteristiche molto simili: entrambe sorgono su tre piani, sono rettangolari e hanno una superficie complessiva di 1.398 metri quadrati.
Queste due case sono il simbolo più evidente del degrado dell’area del San Martino nella zona più vicina all’università e alla adiacente caserma dei vigili del fuoco. Vetri rotti, persiane a pezzi, il bosco invaso da plastica e bottiglie. Avvicinandosi alle palazzine, si vede che l’intonaco ormai sta crollando. Le inferriate impediscono di accedere all’interno. Il degrado c’è, ma non si può dire – come accade per altri edifici abbandonati della città – che qui abbiano trovato rifugio senzatetto. Nessun segnale di presenza umana compare infatti da queste parti, eccezion fatta per un piccolo deposito al cui interno si scoprono immagini religiose, candele e un calendario del 2012 fermo al mese di maggio.
IL VARCO NASCOSTO E IL CAMPO DA TENNIS
Il passaggio che conduce a questo deposito, proprio accanto a Villa Chiara, sommerso di foglie e arbusti, era il vecchio campo da tennis della villa. In questo punto la strada costeggia la zona universitaria, così come la caserma dei vigili del fuoco. Ma se proseguendo verso la sede dei pompieri compare una rete a delimitarne il confine, altrettanto non avviene nella zona che costeggia l’area dove sorge l’università e dove sono all’opera operai e mezzi del cantiere per l’ultimazione delle palazzine accademiche. Proprio da lì chiunque potrebbe salire ed entrare nel parco del San Martino senza essere visto. Se agli ingressi principali è attivo un servizio di sorveglianza, infatti, non si può dire lo stesso nelle aree inutilizzate e soprattutto nelle vicinanze delle due ville abbandonate.
Sulla strada che dalla cima del complesso dell’ex ospedale psichiatrico porta verso via Valleggio, sono stati tolti tutti i cancelli che delimitavano il passaggio. Oggi restano solo le aste in ferro che ne segnalano la presenza in passato.
Arrivati in fondo alla strada c’è la possibilità di risalire a piedi, accorciando e non di poco il tragitto, attraverso un sentiero che conduce in cima alla collina. Se raggiungendo la cima si possono trovare gradini in sasso che facilitano la risalita, non si può dire lo stesso nei primi metri del sentiero dove la vegetazione cresce indisturbata nascondendo il passaggio.
Basta una passeggiata all’interno del San Martino per scoprire luoghi nascosti e di indiscussa bellezza in mezzo ad altri abbondanti all’incuria e per capire che si potrebbe davvero fare di questo angolo di città un motivo di vanto. Cosa che, ad oggi, purtroppo, non è.

Francesca Guido

Nella foto:
Le stazioni del percorso vita realizzato nei pressi della chiesa del San Martino. Un’opportunità poco nota ai cittadini che amano mantenersi in forma (fotoservizio Fkd)
26 Gennaio 2013

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
Dicembre: 2018
L M M G V S D
« Nov    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
farmacia Farmacie di turno farmacia

ospedale   Ospedali   ospedale

trasporti   Trasporti   trasporti
Colophon

Editoriale S.r.l.
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto