Viale Geno pedonale, una soluzione ardita

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Verrà il giorno in cui il ferro di cavallo che contiene le sponde del lago dalla punta di viale Geno a Villa Olmo, passando per il lungolario e per piazza Cavour, sarà pedonalizzato e riservato ai comaschi e ai turisti. Oggi è oggettivamente prematuro immaginare questo esito. Il traffico cittadino diventerebbe ancora più ingestibile. I piccoli passi (purché si muovano) consigliano attualmente di accontentarsi di una soluzione per l’area delle paratie. In seguito, chi avrà coraggio penserà al resto. Il tema, però, è sul tavolo ed è, idealmente, lo sbocco naturale per una città che voglia ripensarsi in chiave di godibilità e di vivibilità.

Il dibattito e il voto dei giorni scorsi in consiglio comunale sulla piccola piazza Croggi, con la mozione approvata per “valutare la pedonalizzazione”, rilancia comunque fin d’ora il ragionamento su un pezzo della nostra riva, precisamente viale Geno. Dunque, non soltanto il segmento di piazza Croggi, ma anche l’attigua piazzetta De Orchi, piazza De Gasperi, già liberata dalle auto, e soprattutto la strada su cui questi larghi si affacciano e che prosegue fino alla Como Nuoto. In pratica, la parte a lago del quartiere di Sant’Agostino. In un certo senso, un ritorno al passato. Lì era viale Regina Margherita; lì, fino alla punta di Geno, c’era un parco privato che il Comune di Como acquistò nel 1911 dai marchesi Cornaggia, fino ad allora proprietari di tutta la zona.

In prospettiva, non si tratta certo di tornare al buon tempo antico, alle lavandaie e ai barcaioli che caratterizzavano quei luoghi fino agli anni Sessanta del secolo scorso. Si tratta di pensare a un’area non più soffocata dal traffico, con i parcheggi a lato della strada percorribile in doppio senso di marcia e con i conducenti costretti a salire sui marciapiedi quando incrociano un altro veicolo a quattro ruote in senso contrario.

È questo il destino perenne che accettiamo per un ambito di pregio della città? Se si sceglie la pigrizia di pensiero, la risposta è sì. Se si vuole fare un deciso passo in avanti per una Como diversa, la risposta è no. Naturalmente non ci si improvvisa. La scoppola del lungolago e delle paratie basta e avanza.

Si possono però immaginare e osare soluzioni, purché progettazioni e opere siano affidate a chi ne ha esperienza e si è conquistato chiara fama sul campo, in Europa e nel mondo.

Alcuni studi sono in tal senso in corso da tempo per dare un assetto diverso da quello attuale a ciò che per comodità chiamiamo, nel suo insieme, viale Geno. Prevedono un autosilo sublacuale con ingresso da piazza Matteotti e un’ampia passeggiata pedonale, che include un percorso ciclabile e uno per il jogging.

Il punto critico, oltre alla volontà politica, è il costo dell’operazione, sostenibile soltanto con la formula del project financing.

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