Vicenda paratie: Sacaim, il conto salato del possibile contenzioso

Cantiere paratie di Como

Il conto più salato toccava gli 11 milioni di euro, quello più realistico si aggirava tra i 4 e i 5 milioni. Numeri pesanti, che andranno senz’altro rivisti e aggiornati ora che la Regione ha tagliato i ponti con Sacaim, l’azienda veneta che dal gennaio del 2008 è stata titolare dei lavori sul lungolago cittadino.

Il balletto di cifre riguarda appunto il conto che la stessa Sacaim potrà presentare alla Regione, tra opere realizzate ma non ancora pagate e penali per il lungo fermo del cantiere, che due giorni fa ha rescisso il contratto per l’esecuzione delle paratie e la riqualificazione del lungolago.

Martedì Infrastrutture Lombarde – la società che, per conto di Palazzo Lombardia, gestisce il cantiere delle paratie sottratto lo scorso ottobre dalla Regione al Comune di Como – ha formalizzato, con una lettera raccomandata inviata a Sacaim, la disdetta del contratto. Ora la Regione dovrà approntare un nuovo progetto per portare a termine la controversa opera, rispettando i paletti posti da Anac, l’Au – torità nazionale anticorruzione, per non rischiare di finire al centro di vicende giudiziarie dopo la bufera che si è abbattuta sul Comune di Como, e dovrà procedere a una nuova gara d’appalto per individuare il nuovo soggetto che dovrà eseguire i lavori.

Un percorso che rischia di essere lungo e accidentato, soprattutto perché Sacaim potrà mettere più bastoni tra le ruote a Regione Lombardia, da una parte opponendosi alla rescissione del contratto e dall’altra pretendendo somme esorbitanti a compensazione di presunte opere realizzate ma ancora non pagate e dei costi connessi al lungo fermo cantiere, immobile da oltre 4 anni.

Nel giugno di due anni fa l’azienda veneta aveva presentato a Palazzo Cernezzi un conto di ben 11 milioni di euro per le cosiddette “riserve”, ovvero le presunte spese sostenute dall’impresa esecutrice dei lavori ma non concordate con il Comune. Per il danno subito e i costi connessi al solo fermo del cantiere, Sacaim aveva chiesto oltre 4 milioni di euro, cifra che oggi potrebbe arrivare a cinque.

«Spero bene che la Regione abbia tenuto conto del probabile contenzioso con Sacaim nel momento in cui ha deciso di rescindere il contratto – afferma Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd – Undici milioni mi sembra una cifra esagerata, credo che la maggior parte delle opere realizzate da Sacaim siano già state liquidate. Resta il problema del fermo del cantiere». Secondo Gaffuri il probabile scontro tra Sacaim e Regione non dovrebbe però bloccare l’iter dell’opera. «Penso che l’azienda debba comunque riconsegnare il cantiere alla Regione a prescindere dal contenzioso che verrà aperto – dice Gaffuri – dunque il governatore Roberto Maroni potrà far ripartire i lavori, ammesso che riuscirà a farlo come ha promesso ai comaschi».

Infrastrutture Lombarde dovrebbe ripartire dalla terza variante, cioè dal progetto messo a punto dalla giunta Lucini. «Al di là del contenzioso, è fondamentale capire con quale progetto la Regione intenda completare l’opera – sottolinea Gaffuri – L’assessore regionale Viviana Beccalossi un mese e mezzo fa ha detto che intendeva ripartire dalla terza variante». Piena fiducia nell’ope – rato della Regione esprime invece Daniela Maroni, consigliere segretario al Pirellone. «Al di là dei possibili contenziosi, confido in quanto detto finora dal governatore e cioè che il cantiere verrà portato a termine – afferma la consigliera comasca – L’estromissione di Sacaim è dovuta al continuo lievitare dei costi. L’importante è concludere i lavori. Quella di Maroni è una scelta giusta: non bisogna avere timori, ma andare avanti senza indugi».

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