Vicenda Spt: assoluzioni confermate: nessuna responsabilità per Gandola e gli altri indagati

Gianandrea Gandola Gianandrea Gandola

Assoluzione per tutti anche nel processo d’Appello, sia dall’accusa di turbativa d’asta e corruzione sia da quella di truffa.
Si è concluso ieri pomeriggio nel palazzo di giustizia di Milano il processo di secondo grado per la vicenda della vendita dei pullman granturismo di Spt che aveva portato la Procura di Como, in primo grado, a chiedere condanne di tre anni a testa per Gianandrea Gandola (all’epoca dei fatti presidente di Spt Spa) e per i fratelli Salvatore e Antonino Battaglia di Olgiate Comasco, titolari di una nascente Spt (Società Privata Trasporti) a cui finirono 12 pullman granturismo per la cifra di 401mila euro con base d’asta che era stata fissata a 400mila; un anno e mezzo di pena era invece stato chiesto per lo svizzero di Lugano Marco Borella, quest’ultimo accusato di aver partecipato alla gara solo per darle una parvenza di credibilità.
Invece già in occasione del processo a Como, il giudici optarono per l’assoluzione di tutti gli imputati con la formula piena per le prime due contestazioni e con «l’assenza di prove» per l’ultima accusa, quella di truffa.
Posizione che è stata confermata ieri pomeriggio anche dai giudici di Milano.
Una sentenza che è arrivata quando ormai calava la sera.
Soddisfazione nelle parole del personaggio più in vista della vicenda, Gianandrea Gandola, all’epoca dei fatti presidente di Spt Spa e in quota (allora) ad Alleanza Nazionale.
«Ho sempre lavorato per la mia azienda in modo onesto e trasparente – ha commentato ieri Gianandrea Gandola, contattato telefonicamente – Ho subito per oltre sei anni una grande ingiustizia. Sia il Tribunale di Como che quello di Milano mi hanno assolto per non aver commesso il fatto. Quindi davanti a tutti mi ritengo una persona onesta, come sono sempre stato».
La chiosa è anche una rivendicazione: «Ricordo a tutti che mi sono subito dimesso per fare chiarezza, lasciando tutti i miei incarichi. Ed ora i fatti mi hanno dato ragione. Ero e sono innocente».

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