Campagna referendaria in Svizzera: «Video razzista», infuria la polemica

Referendum Udc

Ancora una volta una campagna referendaria svizzera scatena polemiche per i toni fuori misura utilizzati dai “creativi”. Questa volta, però, non sono soltanto gli italiani a protestare per le frasi razziste e xenofobe utilizzate in video e manifesti.
È stato infatti il presidente del Partito Popolare Democratico (Ppd) del Ticino, Fiorenzo Dadò, a lanciare ieri per primo un duro altolà alle affermazioni contenute nello spot girato dai promotori del Sì all’iniziativa contro la libera circolazione il cui voto è previsto per il prossimo 27 settembre.
Nel video una bambina si muove inizialmente sullo sfondo del paesaggio alpino, magnificandone le bellezze. Poi, in monopattino, attraversa strade cittadine sempre più caotiche, spiegando che il «papà ha perso il lavoro» perché sono ormai troppi gli stranieri e che giocare o andare a scuola da soli è diventato sempre più pericoloso perché le città sono piene di gente che «bivacca senza lavorare».
«La Svizzera, noi svizzeri, non siamo affatto questo – scrive sul suo profilo Facebook il presidente del Ppd ticinese – Ritengo che la libera circolazione crei grossi problemi al mondo del lavoro e pure un eccessivo sfruttamento del territorio, e sono quindi idealmente favorevole all’iniziativa in quanto servirà a ridiscutere e sistemare le storture che il Parlamento federale non ha sistemato dopo il 9 febbraio (il riferimento è al voto di 6 anni fa su un tema analogo, ndr). Ma sfruttare i bambini in questo modo, addirittura facendoli passare per razzisti, è un atto che fa rabbrividire. Vergogna! Chi ha ideato e finanziato lo spot almeno abbia la decenza di scusarsi».
Sui contenuti del video hanno preso posizione ieri anche i consiglieri regionali del Pd Angelo Orsenigo e Samuele Astuti. «Siamo esterrefatti di fronte all’ennesima provocazione – scrivono i due esponenti Dem – Si tratta di uno spot elettorale vergognoso sotto tutti i punti di vista: perché sfrutta l’infanzia, perché manda un messaggio falso e grave e perché attacca chiunque vada onestamente a lavorare nella Confederazione. Ed è ignobile e agghiacciante utilizzare una bambina per mandare questi messaggi».
Orsenigo e Astuti annunciano, infine, l’intenzione di «voler rivolgersi al presidente della commissione speciale regionale per i Rapporti con la Confederazione Elvetica affinché siano chiesti i necessari chiarimenti».

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