«Videochiamate con i parenti». Alla Ca’ d’Industria visite vietate e cancelli chiusi

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Divieto di visita dei parenti ai ricoverati nelle case di riposo. Le disposizioni sull’allerta Coronavirus preservano le fasce più deboli, ovvero gli anziani.
Un provvedimento indispensabile, ma anche doloroso. L’assenza di contatto fisico priva gli ospiti di Rsa e ospedali del calore e dell’affetto dei parenti.
«Credo sia giusto proteggere le persone maggiormente esposte a questo virus» spiega Gianmarco Beccalli, presidente della Fondazione Ca’ d’Industria, che a Como ospita circa 500 anziani all’interno di tre residenze sanitarie e della casa albergo Villa Celesia.
«Devo dire che i parenti hanno compreso subito la necessità di chiudere i cancelli – aggiunge – È arrivata qualche telefonata venerdì, ma in queste situazioni credo si possano solo seguire le disposizioni del governo e della Regione. In questo modo sia gli ospiti delle Rsa, sia i parenti si sento anche maggiormente protetti, più al sicuro, verso qualcosa che spaventa ed è ancora sconosciuto».
Da subito in Ca’ d’Industria si è anche cercato di sopperire quantomeno in modo virtuale all’assenza di rapporti tra gli ospiti e le persone care.
«Abbiamo studiato il modo di realizzare videochiamate con i parenti – spiega ancora il presidente – Grazie ad alcuni tablet, gli operatori fissano gli appuntamenti e così i nostri ospiti possono avere un contatto anche visivo con i propri cari».
«Per il resto c’è il nostro personale che svolge il consueto lavoro di conforto – sottolinea ancora il presidente – Anche a loro, naturalmente, abbiamo chiesto massima cautela in questo periodo, visto che fanno avanti e indietro tra le strutture di ricovero, le loro abitazioni e le altre incombenze della vita quotidiana».
Il discorso è un po’ diverso per gli ospiti della casa albergo, verso i quali la struttura non può imporre il divieto di movimento, a differenza che per gli ospiti delle Rsa.
«Devo però dire che anche tutti gli anziani che soggiornano a Villa Celesia hanno subito compreso le particolari necessità del momento sul fronte della sicurezza sanitaria personale e degli altri – spiega sempre il presidente – Anche chi era abituato ad uscire spesso, magari chiamando il taxi, ora rimane dentro la struttura».

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