Vigili con il cronometro, barriere chiuse per 5’30”

Cronometro per misurare tempi delle sbarre dei passaggi a livello

Cinque minuti e mezzo. Cronometro alla mano, la polizia locale di Como ha calcolato in questi giorni i tempi dei “nuovi” passaggi a livello di viale Lecco.
Tempi che sulla carta, anche nelle peggiori ipotesi, avrebbero dovuto essere molto inferiori.
Dall’inizio della settimana il comandante dei vigili, Donatello Ghezzo, ha chiesto ai suoi uomini di verificare in modo empirico quanto accade al passaggio dei treni delle Nord lungo l’asse cittadino. Analogo lavoro sta svolgendo pure l’ufficio mobilità di Palazzo Cernezzi.
«Ma il nostro obiettivo – spiega Ghezzo – è di natura diversa: vogliamo capire quale sia l’impatto qualitativo delle chiusure prolungate, ad esempio sui pedoni o sui mezzi di soccorso».
Sì, perché stare fermi 5 minuti davanti alle sbarre senza che accada nulla potrebbe facilmente spingere qualcuno ad attraversare i binari nonostante il divieto. Un comportamento comunque pericoloso.
«Il problema si presenta in misura maggiore nei giorni di mercato – aggiunge il comandante della polizia locale – e, ovviamente, nelle ore di punta, quando sono state registrate attese anche di 5 minuti e mezzo».
Il punto resta però un altro: come si possa porre rimedio a questa situazione. Intervistato ieri dal Corriere di Como, l’assessore ai Lavori pubblici Pierangelo Gervasoni ha affermato di poter dimostrare, attraverso il carteggio intercorso con il Comune, le “colpe” di FerrovieNord. L’azienda cui è affidata la gestione delle strade ferrate aveva infatti garantito che i tempi dei passaggi a livello non sarebbero cambiati. E sulla base di questa previsione, il Comune aveva acconsentito all’installazione del nuovo sistema di sicurezza.

In effetti, in una nota dell’11 settembre 2019, il direttore sviluppo infrastruttura di FerrovieNord Marco Mariani scriveva: «L’attivazione del sistema di sicurezza della circolazione ferroviaria, denominato Scmt, non comporta sensibili variazioni dei tempi di apertura e chiusura dei passaggi a livello, rientrando gli stessi nei parametri stabiliti nelle norme di attuazione dell’Agenzia Nazionale Sicurezza Ferroviaria (Ansf)». Una sostanziale bufala, se è vero – come è vero – che da 59 secondi si è passati a 2 minuti e mezzo.

Per ricostruire i vari passaggi della vicenda diventa così essenziale la lettera inviata il 3 settembre dal Comune a FerrovieNord, un documento siglato dai dirigenti Giuseppe Ruffo e Loris Molteni poco meno di un mese dopo la conferenza stampa in cui il sindaco Mario Landriscina aveva lanciato l’allarme sugli effetti legati all’entrata in funzione dei nuovi sistemi di sicurezza.
Leggendo la nota di Ruffo e Molteni si scopre innanzitutto che Palazzo Cernezzi ha scoperto il problema il 9 luglio di quest’anno, giorno in cui in municipio si tiene l’incontro relativo agli interventi previsti lungo la linea ferroviaria.
Durante quella riunione gli amministratori e i dirigenti del Comune di Como capiscono che «i tempi di chiusura dei tre passaggi nel tratto fra le stazioni di Como Borghi e Como Lago, subiranno un considerevole aumento rispetto ai tempi attuali (più del doppio)».
Passano però quasi due mesi – appunto dal 9 luglio al 3 settembre – prima che da Palazzo parta la lettera con cui si evidenzia che «il parere favorevole alla richiesta di occupazione permanente di suolo pubblico lungo via Bertinelli e via Sauro, necessaria per permette l’installazione dei nuovi apparati, è stato espresso in considerazione di quanto attestato in merito alla contenuta variazione dei tempi di chiusura dei passaggi a livello. Essendo «cambiate le condizioni alla base del parere, questo ufficio si riserva di rivalutare quanto già espresso», scrivono ancora Ruffo e Molteni.

Ma è ormai troppo tardi. Tanto che cinque giorni dopo, l’8 settembre, il direttore generale di FerrovieNord, Enrico Bellavita, scrive al sindaco (e, per conoscenza, a Regione e ministero) per confermare l’attivazione del sistema di sicurezza a partire dal 26 settembre, «fatte salve le eventuali diverse determinazioni che dovessero essere assunte in occasione del tavolo di confronto che si terrà».
Come sia finito il “tavolo” lo sanno tutti. Bellavita, a scanso di equivoci, nella sua lettera segnalava che «la mancata attivazione del sistema di protezione Scmt entro il 26 settembre» avrebbe comportato «l’inibizione della circolazione ferroviaria nella tratta in questione».
E aggiungeva: «Nel caso in cui non si dovesse tenere entro tale data il tavolo di confronto, ci vedremo costretti nostro malgrado a procedere con l’attivazione del sistema». L’impressione è che giunti a quel punto, non ci fosse più nulla da fare.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.