Villa Erba, Como chiede un rinvio in extremis. Ma l’assemblea vota la “nuova” società di gestione
Economia

Villa Erba, Como chiede un rinvio in extremis. Ma l’assemblea vota la “nuova” società di gestione

La maggioranza bulgara con cui ieri pomeriggio è stata approvata la modifica dello statuto della società di gestione di Villa Erba segna una nuova, pesante sconfitta politica del Comune di Como. Rimasto solo a chiedere un supplemento di analisi e un rinvio della decisione di dare ai privati la possibilità di superare il pubblico nelle quote azionarie.
Con una mail spedita alle 16.19, vale a dire a riunione già teoricamente iniziata – l’assemblea dei soci era convocata nello studio del notaio Massimo Caspani per le 16 – il sindaco del capoluogo, Mario Landriscina, ha giocato l’ultima carta che gli era rimasta. Dopo aver «annunciato» che il Comune capoluogo non sarebbe «stato presente», Landriscina ha spiegato che la sua amministrazione «per esprimersi in maniera compiuta circa l’oggetto» della riunione, avrebbe avuto la necessità «di un periodo di tempo adeguato per formulare quesiti ed esprimere eventuali controproposte, anche alla luce degli elementi recentemente ricevuti». Chiudendo la sua breve lettera, il sindaco di Como ha quindi chiesto «un rinvio dell’assemblea».
Quanto successo dopo è complicato da ricostruire. Si sa che c’è stata discussione e che a lungo i soci hanno dibattuto sulla richiesta di Palazzo Cernezzi. Alla fine, però, nessuno ha aderito all’ipotesi di rinvio. E la modifica dello statuto è stata votata all’unanimità dei presenti (il 92,687% del totale).
«Come ho sostenuto fino a questo momento, la modifica statutaria era fondamentale per rilanciare il polo espositivo – ha detto il sindaco di Cernobbio Matteo Monti – Nelle prossime ore scriverò ai soci pubblici chiedendo loro di aprire un confronto sulla revisione dei patti parasociali e della convenzione».
Più caustico Fiorenzo Bongiasca, vicepresidente della Provincia, presente ieri all’assemblea dei soci in sostituzione della presidente Maria Rita Livio. «Francamente nessuno ha capito l’assenza di Como che è stata protagonista di tutto il lavoro preparatorio. Penso che non ci sia nulla da approfondire oltre quanto fatto in questi ultimi mesi. Le proprietà sono salvaguardate, cerchiamo soltanto di dare un assetto nuovo alla gestione aprendola ai capitali e alle competenze dei privati, un po’ sul modello di quanto accaduto con l’azienda dei trasporti».
L’assemblea ieri ha anche discusso una bozza di piano di rilancio in cui sono state indicate le opere strutturali e di marketing necessarie per ampliare il mercato del polo espositivo.
Opere per le quali servono soldi. L’aumento di capitale deliberato alcuni anni fa ma mai sottoscritto scade alla fine di quest’anno. Nessuno dei soci pubblici potrà coprire la propria parte. Motivo per cui si pensa già al bando da lanciare nel 2019 proprio per trovare nuovi investitori. Le risorse interne sono pochissime. Sempre ieri, in modo informale, è stato confermato ai soci quanto già trapelato nei giorni scorsi (e riportato anche dal Corriere di Como) sull’andamento del bilancio. La previsione finale per il 2018 si attesta al momento su un passivo di 40-50mila euro: molto meno degli ultimi anni ma pur sempre un dato negativo, per ribaltare il quale è necessario investire. Il nuovo statuto permette ai privati di farlo. Adesso bisognerà soltanto capire se il mercato risponderà in modo positivo a questo “appello” lanciato da Cernobbio.

27 luglio 2018

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Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


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