Villa Erba, con l’aumento di capitale Lecco “costretta” a tornare nella società

Villa Erba, Cernobbio

Villa Erba punta alla ricapitalizzazione, operazione che vedrebbe indirettamente il ritorno di Lecco nel centro espositivo in riva al Lario. Un rientro che sull’altro ramo del Lago di Como non avrebbe mancato di creare malumori, visto che in passato il territorio “cugino”, attraverso la Provincia di Lecco, figurava nella compagine azionaria della società che gestisce il polo espositivo e congressuale di Cernobbio, per poi uscire – all’inizio degli anni Duemila – perché evidentemente non riteneva più strategica quella partecipazione.
Ora Lecco potrebbe rientrare in Villa Erba attraverso la fusione delle due Camera di Commercio, quelle di Como e Lecco, operazione che andrà in porto nel corso del nuovo anno, secondo il più complessivo piano di riorganizzazione degli enti camerali messo in moto dal governo Renzi.
E siccome proprio la Camera di Commercio di Como è il socio di maggioranza in Villa Erba – detiene un quarto del capitale, il 25,187% – in caso di ricapitalizzazione della società che gestisce il centro espositivo sarà proprio l’ente camerale a fare la parte del leone, trascinando in tal modo – prima o dopo l’accorpamento con Lecco – anche la Camera di Commercio “cugina” in Villa Erba.
Del resto è stato lo stesso presidente della società di gestione del polo cernobbiese, Filippo Arcioni, a dire esplicitamente – venerdì scorso alla presentazione del primo esercizio finanziario chiuso con un avanzo di circa 30mila euro dopo anni di conti in rosso – che i necessari investimenti per il rilancio della società «potranno essere realizzati tramite l’esecuzione dell’aumento del capitale, anziché ricorrere ad ulteriori prestiti bancari». Su questo punto – sottolinea una nota della stessa società – «vi è stata la convinta volontà dei soci privati di sostenere la fase di sviluppo di Villa Erba» e «anche i soci pubblici non hanno escluso, una volta verificati i presupposti politici e i vincoli di natura legislativa, di poter anch’essi partecipare all’aumento di capitale proposto».
Dunque la strada verso l’aumento di capitale, opzione che è stata prorogata fino al 30 settembre 2019, appare sempre più spianata. E qui rischiano di complicarsi i rapporti tra Como e Lecco. Innanzitutto perché se l’aumento di capitale – come potrebbe avvenire – venisse deciso prima della fusione delle due Camere di Commercio, quella di Lecco si troverebbe automaticamente coinvolta in Villa Erba una volta portato a termine il ridisegno dei due enti camerali. Si tratta di capire se questo scenario sarebbe gradito o meno al ramo lecchese e, di conseguenza, se potrebbe innescare tensioni su più fronti tra le due province.
Getta acqua sul fuoco Marco Galimberti, fino a pochi giorni fa alla guida di Confartigianato Imprese di Como, associazione, sia detto per inciso, che nel giugno del 2006 decise di uscire da Villa Erba perché la società aveva perso ormai la missione di promuovere il settore manifatturiero lariano puntando invece con sempre maggiore decisione sul turismo.
«Io credo che in questo momento occorra un po’ di buonsenso – afferma Galimberti, che, salvo sorprese, sarà alla guida della nuova Camera di Commercio comasco-lecchese – Bisogna valutare le cose per quello che sono oggi e non rifarsi al passato. Oggi il momento è diverso rispetto a quello degli anni in cui determinate decisioni vennero prese. Per quanto riguarda Villa Erba, siamo di fronte a un piano industriale che va valutato: bisogna entrare nel merito delle cose, ragionando per il bene del Lario nel suo complesso e lasciando da parte valutazioni di tipo territoriale».
E sulla possibilità che la ricapitalizzazione di Villa Erba avvenga prima della fusione dei due enti camerali, Galimberti si limita a dire che «non conosce i tempi tecnici» delle due operazioni.

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