Villa Erba, il polo espositivo cerca investitori privati. Gli enti pubblici: «Manterremo il controllo»
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Villa Erba, il polo espositivo cerca investitori privati. Gli enti pubblici: «Manterremo il controllo»

Il polo espositivo di Villa Erba Il polo espositivo di Villa Erba

Villa Erba guarda al futuro, cerca partner privati e mette in panchina gli enti pubblici. Sembra essere questa la strada senza ritorno intrapresa dopo la crescita del fatturato della società – seppur lenta – che ha contraddistinto gli ultimi anni. La preoccupazione maggiore sulle rive di Cernobbio sembra dunque riguardare l’eventualità che l’arrivo, all’apparenza inevitabile per sopravvivere, di investitori privati possa spingere in un angolo o addirittura emarginare gli enti pubblici che da sempre rappresentano, al netto dello spreco di risorse del passato, i guardiani di Villa Erba, bene di proprietà della collettività. E mentre si sta lavorando allo statuto societario per fare in modo che il privato – simbolo di rilancio – e il pubblico – sinonimo di controllo – non si scontrino, rimangono aperti alcuni interrogativi. Primo tra tutti : il rischio concreto che Villa Erba non sia più, in futuro, un bene pubblico. O meglio che si trasformi in una società dove a comandare sia il privato. Chiara la posizione di Ambrogio Taborelli, presidente della Camera di Commercio di Como, ente con una consistente partecipazione societaria in Villa Erba. «Bisogna essere concreti. Sicuramente in passato il pubblico ha investito somme ingenti che spesso sono andate perdute. Ma ormai non ci sono scappatoie, o si chiude o si trovano soluzioni alternative che non possono che passare dalla ricerca di investitori privati. La proprietà rimarrà pubblica, noi dobbiamo lavorare sulla gestione – spiega Taborelli – Sarà decisivo lavorare sullo statuto per garantire la creazione di paletti utili a salvaguardare il controllo pubblico senza però andare contro i tempi che ormai sono cambiati e senza limitare a priori partner privati fondamentali». E sorge spontaneo un confronto. «Giustissimo, lo ripeto, garantire l’aspetto pubblico ma, ad esempio se la Ticosa fosse stata data a dei privati e il Comune non se ne fosse appropriata, a quest’ora la situazione sarebbe diversa. Insomma la questione è: si preferisce chiudere villa Erba perché non ci sono e non ci saranno più risorse pubbliche, o trovare soluzioni alternative? Da persona pratica quale sono non posso che guardare al futuro», chiude Taborelli. Nella compagine societaria di Villa Erba è presente anche la Provincia di Como.  «La situazione odierna degli enti pubblici non permette di ipotizzare investimenti da parte nostra. In passato è accaduto con risultati alterni ma oggi dobbiamo confrontarci con la realtà – dice il presidente della Provincia di Como, Maria Rita Livio – e dobbiamo guardare a partnership in grado di immettere risorse. Da parte nostra non abbandoneremo assolutamente il ruolo di controllori e in tal senso si sta lavorando allo statuto ma, dopo averne discusso a lungo, è inevitabile aprirsi a soggetti terzi senza dimenticare che stiamo sempre parlando, e sarà così anche in futuro, di un bene pubblico soggetto a una concessione. Non ci sarà alcuna svendita di Villa Erba se questo è il timore di qualcuno. Adesso la società sta lentamente crescendo e dobbiamo rafforzare questo percorso». Sono intervenuti nella disputa anche il sindaco di Cernobbio, Paolo Furgoni, l’assessore alle Partecipate Adriano Caldara e il parlamentare di Fratelli d?italia Alessio Butti.

 

 

 

 

 

30 aprile 2018

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Fabrizio

Fabrizio Barabesi fbarabesi@corrierecomo.it


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