Villa Erba resta in attesa del via libera ministeriale per l’aumento di capitale. Sei giorni fa l’ultimo parere positivo

Cernobbio, Villa Erba, Proposte 2019

La scadenza del 30 settembre per la ricapitalizzazione di Villa Erba si avvicina. E per versare la sua quota la Camera di Commercio attende ancora il via libera del ministero dello Sviluppo economico (Mise).

«La preoccupazione per il ritardo c’è – dice Filippo Arcioni, presidente del consiglio di amministrazione della società di gestione del centro espositivo di Cernobbio – ma la pratica è ormai incanalata e alla firma del ministro». Anche lo scoglio del parere negativo dei revisori dei conti, di cui il Corriere di Como ha scritto domenica, sembra essere stato superato.

«Il 17 settembre, con un’integrazione al primo parere inviato lo scorso mese di luglio, i revisori hanno spiegato che è tutto a posto», dice ancora Arcioni. Una comunicazione, quest’ultima, che è stata resa nota al consiglio camerale soltanto ieri pomeriggio.

In effetti, pochi giorni fa i revisori dei conti di via Parini hanno messo nero su bianco un giudizio che dovrebbe facilitare la conclusione positiva della vicenda. Nell’integrazione si legge infatti che «non sussistono problematiche circa l’implementazione del piano di investimenti connessi ad un’eventuale mancata sottoscrizione da parte di alcuni soci».
Lo stop di luglio, che aveva suscitato l’allarme per un possibile ritardo della ricapitalizzazione, era quindi legato alla preoccupazione che non tutti i soci sottoscrivessero le quote dell’aumento di capitale sociale.

In estate i revisori avevano di fatto bloccato l’operazione dicendo di «non avere elementi sufficienti per poter esprimere un parere motivato circa la proposta di deliberazione della giunta camerale riguardante la sottoscrizione dell’aumento di capitale».

Che cosa ha fatto cambiare loro parere? È lo stesso Arcioni a spiegarlo. «Nelle scorse settimane abbiamo prodotto la documentazione necessaria a chiarire ogni dubbio. Oltre a questo, tutti i soci, sia quelli pubblici sia quelli privati, hanno prima deliberato l’aumento di capitale e poi sottoscritto la prima tranche del 25%».

Tutti con la sola eccezione, ovviamente, della Camera di Commercio, unico ente pubblico che prima di versare deve ricevere l’autorizzazione del ministero. «È chiaro che la preoccupazione sui tempi rimane – ribadisce Arcioni – ma credo che in breve tempo questa operazione andrà a buon fine. Con i 2 milioni dell’aumento di capitale potremo finalmente dare il via al nostro piano di investimenti e di sviluppo, i cui passaggi sono stati delineati nel documento di programmazione. Credo sia da sottolineare il fatto che tutti i soci, nessuno escluso, hanno scelto alla fine di sottoscrivere le nuove quote».

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