Villa Giovio all’asta Servirebbe un metodo

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di Marco Guggiari

È obiettivamente irrealistico, ma la messa in vendita di Villa Giovio da parte dello Stato sarebbe un’occasione da non perdere per gli enti pubblici locali, Comune di Como e Regione, o da un mix di questi con soggetti privati. Le scarse finanze e il periodo che viviamo rendono utopistica l’ipotesi, tenuto conto anche del vincolo temporale per le offerte da parte di chi intende partecipare all’asta: appena tre settimane, essendo fissata la data perentoria del prossimo 13 dicembre. Un vero peccato e, quasi certamente, un’opportunità mancata. Vediamo perché e, prima di tutto, di cosa parliamo. La dimora è visibile da via Varesina a Como, arrivando da Lazzago, all’altezza della curva che immette a Breccia. È un’antica costruzione di fine Settecento, progettata dall’architetto Simone Cantoni, lo stesso di Villa Olmo: oltre 5mila metri quadrati di edificio, più nove ettari di parco. Si tratta di un complesso che ha avuto funzioni diverse, sino a diventare sede dell’Inail, l’Istituto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Di fatto, però, non svolge più le sue funzioni dall’inizio degli anni ’80, dunque da quasi quattro decenni. Nel tempo se n’era parlato come di luogo per una possibile funzione universitaria, o quale sede dell’Archivio di Stato, o per un possibile ampliamento della Ca’ d’Industria, la vicina casa di riposo per non autosufficienti, o infine per farne un centro europeo per la prevenzione e la sicurezza dei luoghi di lavoro. In anni più recenti c’è chi si è battuto per un’apertura al pubblico del parco, con tanto di raccolta di firme e con un pronunciamento del consiglio comunale. Non se n’è mai fatto niente. Adesso l’alienazione. Base d’asta 4,5 milioni di euro. Poi serviranno molte altre risorse per ristrutturare il compendio. L’ultimo Piano di governo del territorio vi prevede “servizi alla persona” e questo fa pensare a funzioni sociali. Se la destinazione cambiasse, Villa Giovio potrebbe anche diventare un centro studi d’eccellenza, oppure una sede espositiva per grandi mostre, vista la difficoltà di utilizzare a questo scopo Villa Olmo. Quali che siano le funzioni, in ogni caso, servirebbe un metodo: l’unione degli sforzi per assicurare questo immobile a una finalità pubblica, oltre che a un uso diffuso del parco, evitando che diventi invece un albergo esclusivo o una casa privata in mano a capitali non italiani. Difficilmente finirà nel modo auspicato ed è un vero peccato perché, in altri tempi, non ci si sarebbe lasciati sfuggire questa chance. Chiunque si muova ora, lo farebbe tardi e rischierebbe anche di agire male. A meno che alla scadenza prevista non risulti alcun potenziale acquirente e la questione possa essere riproposta e valutata con attenzione.

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