Villa Olmo, il ristorante degli orrori. Nei locali un disastro oltre ogni limite

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Patrimonio comunale
Sopralluogo dell’assessore Iantorno: «La città deve sapere»

Una discarica a cielo aperto.
Un’immensa cella frigo distrutta e maleodorante, circondata da tavoli e sedie marcite, nascosta tra i rami. Bottiglie vuote, cocci di vetro, pentole arrugginite e bancali imputriditi. Uno spettacolo inguardabile e una puzza nauseabonda per stomaci forti. Tutto questo nel cuore di Como. Non in una periferia nascosta ma nel parco di Villa Olmo.
È questo il “panorama” visibile nel retro della Villa, in corrispondenza dei locali dati in gestione a un’attività

di ristorazione fino allo sfratto per morosità dello scorso primo ottobre. Ieri mattina, mentre a pochi metri di distanza i turisti, ignari, ammiravano il lago e una scolaresca svolgeva l’ora di educazione fisica, l’assessore al Patrimonio del Comune di Como, Marcello Iantorno, ha mostrato le condizioni pietose in cui gli ultimi gestori del ristorante hanno lasciato l’immobile. E quanto si poteva osservare sul retro – alla portata di tutti – era comunque ben poca cosa rispetto allo scempio esistente dentro l’edificio.
La vicenda è nota: lo scorso primo ottobre, il Comune ha proceduto allo sfratto dei gestori del ristorante a causa di un debito pregresso (oltre 17mila euro) non del tutto saldato. Si è trattato dell’atto conclusivo di una querelle che si protraeva da mesi.
Le polemiche erano scoppiate ad agosto, quando lo stesso Iantorno minacciò per la prima volta lo sfratto. E così è stato.
«Le condizioni in cui hanno lasciato la struttura sono indecenti. Sembra quasi che da parte di qualcuno ci sia stata la volontà di distruggere tutto», ha detto l’assessore. Visitando l’interno c’è letteralmente da rimanere senza parole. A partire dalla sala dove i clienti cenavano. Il bancone è semi-distrutto. Ovunque compaiono bottiglie vuote e rotte. Sedie accatastate e tavoli rovinati sono ammassati in ogni angolo. La cucina è quanto di più lontano si possa immaginare da un luogo dove preparare dei cibi. Allacciamenti elettrici penzolanti, fili e prese divelte.
«Vorrei inoltre precisare che l’immobile, al momento dello sfratto, era in condizioni ancora peggiori. Abbiamo infatti già effettuato un primo intervento di pulizia. Ripeto, sembra quasi che si siano accaniti», aggiunge l’assessore Iantorno.
Superato lo stupore nel vedere le condizioni del piano terra, il vero e proprio shock si avverte salendo una scala sporca e viscida. Al primo piano ci si imbatte in un corridoio sul quale si affacciano alcune stanze. All’interno di ogni locale, lo spettacolo è indegno. In una stanza giacciono, ancora appese a delle grucce, alcune uniformi da cameriere. In terra scarpe e oggetti di vita quotidiana. Nelle piccole dispense allestite per conservare i cibi, cartoni di pizza, bottiglie vuote e generi alimentari ancora confezionati giacciono ovunque.
«È scandaloso vedere un immobile di pregio come questo vandalizzato. Faremo il possibile per ottenere giustizia. A partire da un’azione civile per farci risarcire i danni – aggiunge Iantorno – In futuro non succederà più. Ai prossimi gestori porremo vincoli ferrei. Entro breve, appena messa in ordine la struttura, faremo una perizia in vista di un nuovo bando, sempre per un ristorante». Prima di lasciare il parco, l’assessore richiama l’attenzione verso le pareti esterne della Villa. «Osservate lo sporco che cola lungo tutto il muro – conclude Iantorno – La città deve sapere ciò che è stato fatto».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Nei locali al piano superiore sono ancora presenti gli abiti dei camerieri che lavoravano al ristorante

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