Villa Olmo, la città al microscopio. Ecco in anteprima la mostra del 2015

altCome sarà l’evento nelle parole del curatore, Giacinto Di Pietrantonio
(l.m.) «Villa Olmo? Sono interessato a parlare solo dei contenuti che riguardano la mostra».
Niente commenti, quindi, sulla gestione degli eventi d’arte nella storica dimora e neanche una virgola sul divario, in termini

 di biglietti venduti, tra l’era di Sergio Gaddi, quando la media era di 80mila visitatori a mostra, e quella dell’attuale assessore alla Cultura, Luigi Cavadini (20mila). Per il resto, la conversazione con il professor Giacinto Di Pietrantonio, curatore del prossimo evento del 2015, ultimo di un trittico sulla città, permette di conoscere cosa potremo vedere a Villa Olmo l’anno prossimo da luglio a novembre. 

Professore, come verranno usati gli spazi di Villa Olmo per ospitare le 60 opere previste?
«Le opere sono per la maggior parte a parete, pitture, fotografie, disegni e quindi diciamo che la struttura dell’allestimento delle pareti verrà mantenuta in modo abbastanza simile a quella attuale. Inoltre, nella teatrino, ci sarà una selezione di opere video che riflettono allo stesso modo le tematiche della mostra. Ma stiamo pensando anche ad altro. La mostra cerca di entrare nella vita della città. Cioè si spingerà a guardare all’interno di quanto accade in città: nelle case, nelle piazze, nelle strade, nei luoghi dell’economia, del tempo libero, delle simbologie e via dicendo. Pensiamo a Como e al suo centro. Abbiamo il Duomo, centro spirituale con l’architettura complessa dei maestri comacini, e dietro di essa, ispirata anche alle lesene dell’abside, la Casa del Fascio di Terragni, quindi l’istituzione laica del controllo, e davanti al Duomo abitazioni, commercio, ancora la storia la tradizione e ancora Terragni nel negozio di abbigliamento d’angolo con via Cinque Giornate. Ecco tre o quattro tematiche concentrate nello spazio-cuore della città che è fatta, come insegna Michel Foucault, di corpi che la vivono e la agiscono, di quotidianità, come indicano i situazionisti, soprattutto Guy Debord. Insomma la città è vita, o meglio ancora vite. E di questo che la mostra vuole occuparsi, aggiungendo l’anello mancante per chiudere la trilogia su uno dei temi ancora cruciali della nostra modernità e contemporaneità, anche perché oltre il 50% dell’umanità oramai vive in città».

Che criterio governa la scelta degli artisti? Arriveranno opere del maestro della Pop Art Roy Lichtenstein, e, oltre a pezzi di maestri italiani come Balla, Savinio e De Chirico, ci saranno artisti contemporanei come Michelangelo Pistoletto e Maurizio Cattelan.
«Il criterio sarà quello dell’aderenza al tema e della qualità al di là del mezzo espressivo usato».
Lei è professore di storia dell’arte a Brera e direttore della galleria “GAMeC” di Bergamo. Ha già lavorato a Como nell’ambito dei corsi d’arte della Fondazione Ratti. Cosa pensa della villa come centro espositivo di ampio respiro?
«È un bellissimo e interessantissimo spazio per le mostre d’arte, e le esposizioni fatte in passato e queste esposizioni sulla città lo dimostrano. D’altra parte in Italia quello di fare mostre in spazi così storicamente caratterizzati è una tradizione non solo di luoghi per mostre temporanee, ma per musei anche con collezioni permanenti: pensiamo al Museo del Castello di Rivoli, oppure a Sant’Elmo a Napoli. È una ricchezza italiana che va continuamente valorizzata e ci qualifica nel mondo».
Le precedenti tappe del trittico di mostre sulla città: che ne pensa?
«Due belle mostre che mi hanno interessato per diversi motivi. La prima, curata da Marco De Michelis, sull’idea del futuro della città a partire da Sant’Elia e dal Futurismo era naturale e serviva a iniziare un discorso di dovuto e necessario rilancio di Sant’Elia, uno dei maggiori protagonisti del XX secolo e non solo. Il collegamento della mostra in Pinacoteca con quella di Villa Olmo è stata un’idea intelligente: oltre allo studio storico della mostra nella Pinacoteca, nelle opere degli artisti contemporanei a Villa Olmo si faceva vedere l’importanza decisiva ed ispiratrice di Sant’Elia verso significativi artisti e movimenti architettonici contemporanei e quindi non limitandolo ad una sola e giusta rivalutazione storica».

Nella foto:
Un visitatore alla mostra di Villa Olmo Ritratti di città che ha totalizzato 23mila ingressi da fine giugno a metà novembre scorsi (Fkd)

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