Villa Olmo, l’incognita delle grandi mostre: lunga attesa all’orizzonte

«Le grandi mostre a Villa Olmo vanno fatte, sono una voce fondamentale del nostro programma». Parola di sindaco. Che sottoscrive quanto affermato a metà luglio dal suo assessore al Turismo, Simona Rossotti.
Quando però al nuovo primo cittadino del capoluogo lariano Mario Landriscina, che ha tenuto per sé la delega alla Cultura, chiediamo come pensa di affrontare il tema nei prossimi mesi, e si chiede quando sarà la prossima mostra, a condizione ovviamente che Villa Olmo sia tornata agibile e fruibile, si svelano le prime e per ora insormontabili criticità.
«Non ho ancora esaminato a fondo la situazione, non ho ancora messo a punto scelte strategiche. Devo ancora metterci la testa», dice. E aggiunge: «Scopro realtà tristi ma anche entusiasmanti». Il riferimento è molteplice. A cominciare dal ritardo nell’inizio dei lavori per il parco di Villa Olmo, che di fatto farà slittare qualsiasi ipotesi di futura grande mostra, dice Landriscina, «alla prossima stagione». Ossia all’estate 2018. Un anno esatto.
Ma facendo due conti banali, anche alla luce dell’assenza di un piano operativo per le grandi mostre sul tavolo del primo cittadino come ammette lo stesso sindaco, pare evidente che di grande mostra si parlerà, se va bene, nella seconda metà del 2018. Più realisticamente ancora nel 2019. Tra due anni.
«Stiamo valutando – dice il sindaco – se programmare anche interventi all’interno della villa, specie nelle coperture e nelle sottocoperture. Nei prossimi giorni faremo sopralluoghi di verifica per definirne l’urgenza e il relativo finanziamento».
Di fatto però come ci si dovrà muovere per organizzare queste mostre così fondamentali per Como? «Ribadisco la nostra ferma volontà di ospitare a Villa Olmo grandi mostre appena possibile. Ma tengo a stare coi piedi per terra – dice il sindaco e assessore alla Cultura di Como – Chi l’avrebbe mai detto che all’inizio della mia giunta ci sarebbero stati problemi urgenti da risolvere come la chiusura del lido di Villa Olmo (dovrebbe riaprire a Ferragosto con la nuova gestione, ndr) e i problemi sul “Viadotto dei Lavatoi”? Non ho ancora affrontato il tema delle grandi mostre a Villa Olmo perché ogni giorno a Palazzo Cernezzi saltano fuori cose urgentissime. Si tratterà di capire quando finirà il restyling del parco, su cui si può essere più o meno d’accordo ma che è ormai un dato di fatto. Allora di sicuro potremo essere più realisti e metterci mano per bene».
Ma per ora, incalziamo, che filosofia organizzativa ispirerà le future grandi mostre nella storica dimora a lago? Si procederà come per la vertenza Calcio Como, con un bando? Si conterà sulle forze interne dell’ufficio Cultura di Palazzo Cernezzi, con l’ausilio di qualche consulente come un critico d’arte di grido? Si andrà a individuare un soggetto esterno cui demandare l’organizzazione dell’evento? «Qui si tratta di fare affidamenti, investimenti in denaro, razionalizzando i costi. Vedremo. È un tema su cui discutere la strutturazione stessa della macchina pubblica – dice Mario Landriscina – che così com’è è molto lenta nelle procedure. Io ho in mente di fare qualcosa che sia la più snella possibile, ma si sa che in Italia dietro un bando pubblico c’è sempre dietro l’angolo lo spettro del ricorso o nel peggiore dei casi dell’inchiesta giudiziaria. In passato, come si sa, ci sono state polemiche sulle grandi mostre per le coperture economiche di alcuni eventi. Io credo che con i dati dell’indotto alla mano che sono stati incontrovertibili nel caso di un progetto come le grandi mostre di Villa Olmo proposte dall’allora assessore Sergio Gaddi, una singola mostra possa anche andare in perdita. Se è la città intera a guadagnarci, ripeto, in termini di indotto. Io so perfettamente dove voglio andare. Ma per le grandi mostre sarà senz’altro necessario ricorrere all’esperienza di chi è del mestiere. Ad esempio, a tempo debito una riflessione con lo stesso Sergio Gaddi, che è stato nella pubblica amministrazione ne conosce la macchina, ed è comasco, andrà senz’altro fatta. Ha saputo valorizzare la sua esperienza. Trovo ridicolo che non ci si possa avvalere del passato, specie se è di successo. Del passato non si butta via niente, di nessun passato. Figuriamoci delle grandi mostre».
Ma non solo di grandi eventi vive un assessore alla Cultura. Ci sono i musei. «Un tasto dolente. Pochissimi visitatori al giorno. Vanno completamente reinventati. Sono strutture vuote, che vanno fatte vivere. Anche per questo attendo proposte operative. Presto aprirò un tavolo con tutte le associazioni culturali. Un passo fondamentale per progettare un piano della cultura che sia ragionato in modo partecipato».
A pochi passi da noi, a Chiasso, un decimo degli abitanti di Como, da anni si fanno mostre a cura municipale con regolarità, concertate con istituzioni culturali italiane. L’ultima è con la Rinascente di Milano. «Chiasso sa far bene, ma con il dovuto rispetto Como ha ben maggiori potenzialità», conclude il sindaco Mario Landriscina.
Lorenzo Morandotti

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