Villa Olmo, parla la project manager: quattro esempi virtuosi da seguire
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Villa Olmo, parla la project manager: quattro esempi virtuosi da seguire

Dal “Polo del ’900” a Torino alla Fondazione Maxxi di Roma. Nina Però: «La funzione pubblica dell’area rimane fondamentale»

Villa Olmo alla ribalta mondiale dopo l’evento di “Dolce & Gabbana” e con potenzialità forse ancora tutte da scoprire. Negli ultimi anni soltanto le fortunate stagioni delle grandi mostre targate Sergio Gaddi avevano suscitato un simile interesse sul compendio che, grazie alla riqualificazione finanziata dalla Fondazione Cariplo, rappresenta un fiore all’occhiello per il capoluogo e per tutto il Lario.
L’attenzione si sposta così sul futuro dell’intero compendio. È noto come la giunta di Palazzo Cernezzi, su proposta dell’assessore alla Pianificazione urbanistica, Marco Butti, stia portando avanti, con la società romana Struttura srl, vincitrice della relativa procedura pubblica, il lavoro di valutazione, in termini di efficacia e sostenibilità economica, di modelli alternativi di gestione di Villa Olmo.
I tempi per la chiusura dei lavori non sono ancora maturi per avere i dettagli del progetto, ma la project manager, Nina Però, è in grado di tracciarne alcune linee guida.

«Il piano formale sarà consegnato in settembre – spiega Nina Però – Si tratta di un lavoro a cui teniamo in particolar modo avendo seguito, in affiancamento tecnico, con la collega Alessandra Refolo, una prima fase del progetto sulle possibili forme di gestione adatte al complesso di Villa Olmo. In questi giorni abbiamo avviato la fase di progettazione e di revisione dei dati, un iter che precede la definizione del piano di gestione. Di certo un evento come quello di “Dolce & Gabbana” ha portato ricadute positive su Villa Olmo, risultati in parte attesi, ma che si vedranno anche nel futuro. Da parte nostra dovremo tenere la fase progettuale su due binari: da una parte l’aspetto degli eventi che il compendio può ospitare, dall’altra la forte connessione con la città. La funzione pubblica del complesso di Villa Olmo rimane fondamentale per il suo futuro. Stiamo proprio ragionando su modelli di valorizzazione che possano fare coesistere le due anime dei luoghi».

Ma a quali esempi di gestione si potrebbe rifare il compendio di Villa Olmo? Sul Lario il connubio d’arte e cultura, tra villa e giardino, potrebbe essere associato agli esempi virtuosi di Villa Carlotta o di Villa Melzi. Luoghi però percepiti più come musei da visitare, pagando un biglietto, che come spazi pubblici dove portare, ad esempio, i bambini a fare due passi nel verde.

La project manager di Struttura cita quattro celebri modelli realizzati in Italia. Il primo è il “Polo del ’900” a Torino, ambizioso progetto di recupero monumentale, che vede la compresenza di Regione Piemonte, Comune di Torino, Compagnia di San Paolo e numerosi istituti culturali che variano dagli archivi storici ai musei. Il secondo è la Fondazione Maxxi di Roma, che ha visto concretizzarsi, con l’entrata di Enel quale socio sostenitore, un’importante collaborazione tra pubblico e privato.

Il terzo è la Fondazione Pier Lombardo di Milano, che riunisce gli enti territoriali, importanti imprese del territorio e singoli cittadini per gestire e valorizzare un centro propulsore di cultura e innovazione della città come il Teatro Franco Parenti. Il quarto è la Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, altro esempio di ente pubblico-privato che riunisce Camera di Commercio, istituti bancari e l’Associazione Partner Palazzo Strozzi.

«Sono tutti luoghi che prevedono anche una pubblica fruizione libera di parte degli spazi», conclude la project manager Nina Però.

11 luglio 2018

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Paolo

Paolo Annoni Scrivigli a pannoni@corrierecomo.it


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