Cronaca

VILLA OLMO, PRIMA DONNA DECADUTA

altLa dimora neoclassica – L’edificio ha bisogno di urgenti interventi di restauro

Quanta nobiltà sprecata. Che triste decadenza. Imponente, maestosa, così sicura di sé che il suo inevitabile specchiarsi nel Lago di Como è da sempre prova di autentica bellezza e non di vanità. Eppure, questo magnifico edificio neoclassico, simbolo per decenni dello splendore della città, sta subendo un lento e inesorabile declino. Le grandi mostre l’avevano in parte illusa, restituendole almeno in estate, complice il Festival Città della Musica, che si svolgeva all’interno del suo splendido

parco, quel ruolo di “prima donna” che le spetterebbe di diritto tutto l’anno.
Poi l’ultima mostra va così così, la kermesse del Sociale si sposta all’Arena, e per Villa Olmo, che al momento deve incassare anche gli stop del “Chilometro della conoscenza” e dei progetti del “teatro pulsante”, si apre uno scenario non esattamente idilliaco. Soprattutto in considerazione del fatto che la villa, sia esternamente sia internamente, necessita di urgenti interventi di restauro.
Ad aprire qualche speranza per il futuro, l’ipotesi che tutto o parte del finanziamento della Fondazione Cariplo, circa 7 milioni di euro, venga utilizzato per un progetto di recupero architettonico di Villa Olmo. Resta da capire per quale motivo fino ad oggi non sia stato fatto nulla, dopo che per anni in molti avevano puntato su Villa Olmo quale polo di riferimento culturale per la città, per dare all’imponente palazzo lariano un vestito degno della sua storia.
Ammesso che ora davvero si voglia intervenire in questo senso, puntando concretamente al restauro di Villa Olmo, resterebbe poi da capire come risolvere il nodo centrale del problema, ovvero i destini espositivi di questo nobile spazio. Andare oltre i due o tre eventi l’anno, quelli che fino a oggi hanno occupato Villa Olmo, vorrebbe dire avere un piano concreto per non mortificare ulteriormente il suo futuro. Serve un progetto di manifestazioni adeguate alla struttura, e alla città, capaci di attrarre pubblico tutto l’anno: grandi mostre, rassegne minori o, ancora, museo permanente, magari dedicato al Razionalismo?
Como non è una città d’arte e non può cadere nell’equivoco della mostra di nicchia, di proposte che si possono permettere Venezia, Firenze o New York. Occorre trovare il giusto equilibrio tra qualità e popolarità, perché Como è una città turistica che deve, questo sì, trovare nuovo ossigeno anche attraverso l’arte. Solo così, con una programmazione all’altezza della sua storia, Villa Olmo potrà tornare ad accendere le troppe passioni sopite di una città che ha bisogno di ritrovare entusiasmo.

M.Prat.

Nella foto:
Un salone della villa allestito per la mostra “Boldini e la Belle Époque” nel 2011.
9 Novembre 2013

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