Villa Olmo, Sgarbi: «Sì a un soggetto intermedio tra politici e studiosi»
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Villa Olmo, Sgarbi: «Sì a un soggetto intermedio tra politici e studiosi»

«Perché Villa Olmo abbia futuro, occorre che Stefano Bruno Galli, assessore regionale all’Autonomia e Cultura, convochi in modo orchestrale tutte le città che hanno da dire qualcosa sulla cultura. Occorre un passo innovativo, serve un salto di qualità. Altrimenti si rischia di generare solo localismo».

È il pensiero del critico d’arte Philippe Daverio sul futuro della storica dimora neoclassica di via Cantoni (dove non si è ancora concluso il disallestimento dell’evento “Dolce e Gabbana”), un tema riacceso ieri da una intervista del “Corriere di Como” alla project manager Nina Però della società romana Struttura srl, vincitrice della procedura pubblica per la gestione del complesso. «Dobbiamo generare un circolo virtuoso – spiega Daverio – che porti un cittadino di Pavia ad essere invogliato a compiere una visita a Como».

Tra i modelli di gestione integrata tra pubblico e privato, la project manager ha citato il “Polo del ’900” a Torino, ambizioso progetto di recupero monumentale, che vede la compresenza di Regione Piemonte, Comune di Torino, Compagnia di San Paolo e numerosi istituti culturali, la Fondazione Maxxi di Roma, che ha visto concretizzarsi, con l’entrata di Enel quale socio sostenitore, un’importante collaborazione tra pubblico e privato; ha citato anche la Fondazione Pier Lombardo di Milano, che riunisce gli enti territoriali, importanti imprese del territorio e singoli cittadini, e la Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, ente pubblico-privato che riunisce Camera di Commercio, istituti bancari e l’Associazione Partner Palazzo Strozzi.

«Como non ha 500mila abitanti – precisa Daverio – ma è fulcro di un’area molto più vasta che comprende l’intero lago. Per questo serve un coordinamento regionale, che ottimizzi le forze culturali in campo. Fossi io a gestire la questione, chiamerei subito l’assessore Galli per aprire un tavolo di coordinamento, dove Como avrebbe modo di esprimere tutte le sue eccellenze. Che, si badi, non sono solo Villa Olmo: avete un sistema di musei, che come ho ribadito più volte in articoli e libri, è di notevole interesse anche se va reso più attraente, proprio in uno spirito di “rete” che abbracci tutto il Nord d’Italia: 15 milioni di persone».
Un altro critico celebre, Vittorio Sgarbi, è stato chiamato in ottobre dal sindaco di Como, Mario Landriscina – fino a pochi giorni fa titolare dell’assessorato alla Cultura passato ora all’assessore al Turismo, Simona Rossotti – come consulente per future grandi mostre.

«Apprendo ora che il Comune oltre ad avermi contattato punta su una società di gestione per Villa Olmo. Avrebbero dovuto avvisarmi. Ma sono d’accordo, è utile che ci sia un soggetto intermedio tra chi decide a livello politico e lo studioso che dà l’indirizzo scientifico-culturale agli eventi. Como è città ricca e versatile – prosegue Sgarbi – e all’epoca dell’assessore alla Cultura Sergio Gaddi (2004-2012, ndr) si è messa in mostra, in competizione con Milano. Può continuare a farlo anche perché ha un contesto unico come il lago e maestri dell’architettura del Novecento del calibro di Antonio Sant’Elia e Giuseppe Terragni. Può insomma tornare a esprimere un’autonomia propositiva e una capacità di attrazione forte. Como e la sua Villa Olmo possono essere attrattive sotto il profilo delle mostre come fa Rovereto con il museo Mart in Trentino. Certo, il progetto va studiato con attenzione, per enucleare un’identità occorrono segni forti. Torno a proporre al sindaco Landriscina: ospitate a Villa Olmo la collezione della mia famiglia, la collezione Cavallini-Sgarbi fino al 2 settembre nel Castello Estense di Ferrara (sono in mostra oltre 130 opere, dalla fine del ’400 alla metà del ’900, ndr). Quando ho incontrato il sindaco la prima volta ero ancora un potenziale ministro dei Beni culturali in caso di vittoria del centrodestra alle elezioni, ora che quella prospettiva non si è concretizzata sono ovviamente più libero di fare il consulente per Como. Al sindaco Landriscina avevo anche proposto una grande mostra sull’Astrattismo europeo per collegare maestri come Mondrian all’architettura di Terragni, il che avrebbe comportato un coinvolgimento del ministero delle Finanze per ospitare anche un evento espositivo nella Casa del Fascio, oggi sede delle fiamme gialle».
E poi Sgarbi fa un esempio concreto. «A Urbino sono assessore, e a Sutri sono sindaco. Do un indirizzo, do l’idea di un evento, di una mostra , mentre la gestione è demandata ad altri. Nel caso specifico, a Sistema Museo».
Proprio con questa cooperativa che dal 1990 fornisce servizi e competenze specializzate per la gestione e la valorizzazione di musei e beni culturali, Sgarbi ieri ha presentato a Pesaro la mostra “Pesaro racconta Rossini” nel 150° di Gioachino Rossini, una “esposizione diffusa” con Fano e Urbino per celebrare il compositore.
Dice il responsabile di Sistema Museo, Gianluca Bellucci: «Conosciamo bene Villa Olmo, è notissima per la sua storia e il suo prestigio ma è un luogo che non ha una gestione continuativa, ora si accende e poi si spegne a seconda degli eventi che ospita. A Como serve una gestione commisurata alle risorse disponibili. E servono progetti scientifici validi e che soprattutto possano piacere al pubblico. Uno staff con un assessore, un assessorato con il suo personale tecnico e un soggetto che gestisca la struttura è in Italia una situazione più che normale. Potete farcela».

12 Lug 2018

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Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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