Vino: con Covid ricavi -4%, ma quest’anno già recupera

Rapporto Mediobanca

(ANSA) – MILANO, 08 LUG – Nel 2020 i grandi gruppi del vino italiani hanno accusato un calo del fatturato complessivo del 4,1%, ma già quest’anno il recupero appare quasi completo, con una stima di crescita del 3,5%, soprattutto grazie all’export. Sono dati del Rapporto dell’Area Studi Mediobanca, stilato con l’Ufficio studi di Sace e Ipsos. Con la pandemia Covid 19 boom dell’e-commerce (+74% le vendite sui siti aziendali) e di investimenti nel digital (+55%). Nonostante il crollo di consumi nell’Horeca, per il settore del vino italiano tiene la redditività: il risultato medio 2020 prima degli oneri finanziari (Ebit) è al 5,8%, poco sotto l’anno precedente. Nell’anno Covid il fatturato dei gruppi italiani specializzati in spirits sono invece scesi mediamente dell’1,7%, con forte flessione dell’ebit all’11,8% (-4,1punti base), anche se per quest’anno è atteso un rimbalzo del 5,4%. Nel biennio 21-22 il Rapporto Area studi Mediobanca, Sace, Ipsos si attende un aumento dei consumi di vino del 3,8% l’anno sui principali mercati mondiali. Per i due grandi importatori di vino italiano la crescita media annua è del 2% per gli Usa e del 3,1% per la Germania. In Svizzera i consumi di vino sono attesi stabili. Discorso a parte per il Regno Unito: crescita del 2,4% l’anno, ma prospettive complicate dagli sviluppi post Brexit. Opportunità possono invece arrivare da mercati già noti al vino italiano: Canada e Giappone segnano un consumo atteso in forte crescita (+5,9% annuo per entrambi). Ma è sempre la Cina a mostrare uno dei maggiori potenziali con un +6,3% annuo nel biennio 2021-22. Le esportazioni italiane di vini e spirits valgono il 30% delle vendite di alimenti e bevande italiane oltreconfine e ammontano a 7,8 miliardi nel 2020. L’anno scorso in Italia i consumi sono cresciuti del 9,8%, ma spostandosi su prodotti meno cari, generando il calo dei fatturati (la ricerca valuta i dati di bilancio di oltre 240 aziende che generano oltre l’80% del settore), che è stato molto più forte sul mercato interno (-6,3%), rispetto a quanto registrato all’estero (-1,9%). Da notare che i vini frizzanti hanno perso più terreno (-6,7%) dei vini fermi (-3,5%). (ANSA).

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