Vino contraffatto: condannati a nove anni

Cinque anni e mezzo di pena per il padre, tre anni e mezzo per il figlio. È la decisione del giudice di Como in merito alla vicenda di cui avevamo scritto nei mesi scorsi relativa all’importazione di 70 bottiglie di “Domaine de la Romanée Conti” (vino rosso francese che costa quanto un’utilitaria, spesso più di 10mila euro la bottiglia) fermate in dogana nel febbraio del 2013. Nei guai sono finiti due importatori piemontesi – padre e figlio – che al volante del loro Suv stavano introducendo il nettare in Italia per un controvalore di circa 700 mila euro.

Per la Romanée Conti, tuttavia, quel vino – pur essendo di altissima qualità – non proveniva affatto dalla piccola tenuta nel cuore della Borgogna. Tesi sposata anche dalla Procura lariana (pm Valentina Mondovì) che ha poi aperto un fascicolo ipotizzando la contraffazione. Negli scorsi mesi erano scesi in campo anche dei periti di altissimo livello, nominati dal tribunale di Como, per stappare almeno una bottiglia e valutare il vino contenuto al suo interno. In realtà la bottiglia non fu aperta ma fu utilizzato un apposito ago.

«Queste bottiglie non possono essere uscite in questo modo dalla casa produttrice», sentenziò il perito. Che non voleva dire che le bottiglie contenevano vino contraffatto, ma solo che alcuni elementi potevano essersi interposti tra ciò che erano le bottiglie e ciò che poi sono diventate. Il tecnico aveva infine fatto notare come le etichette di una bottiglia si erano anche staccate, «cosa che non può succedere con bottiglie di alto livello come queste». Insomma, alla fine le tesi dell’accusa hanno finito con il convincere il giudice per la condanna pesante per padre e figlio. È stata anche disposta la distruzione delle bottiglie

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