Violenza sulle donne, la denuncia è in scena

Oggi a Chiasso
È uno dei miti più belli delle Metamorfosi di Ovidio, ripreso da Dante e Petrarca. Filòmela, figlia del re di Atene e sorella di Procne, desidera rivedere la sorella cui è molto legata. Procne invia il marito Terèo, re di Tracia, ad Atene a prendere Filòmela. Lungo la strada del ritorno Terèo si invaghisce della giovane, la violenta e le taglia la lingua in modo che non possa denunciarlo. Arrivato in Tracia, Terèo rinchiude la ragazza in una stalla lontana dalla corte. Ma Filòmela riesce a far pervenire alla sorella un ricamo sul quale ha tessuto ciò che le è capitato. Allora Procne uccide il figlio Iti, lo dà in pasto a Terèo e fugge dalla Tracia con la sorella.
Questo mito è lo spunto della pièce Philòmela che il regista e autore Giuseppe Di Bello porta in scena questa sera, alle 20.30, al Teatro di Chiasso. Un’iniziativa a cura di “Geniodonna” che vuole sensibilizzare il pubblico nell’imminenza della Giornata Internazionale Onu contro la violenza sulle donne che cadrà il 25 novembre. Lo spettacolo (ingresso con offerta) è nato da un lavoro realizzato insieme agli studenti del Liceo Volta di Como, nell’ambito del progetto “Laiv” della Fondazione Cariplo.
I testi di Giuseppe Di Bello, non a caso, sono stati spesso indicati dall’Ente Teatrale Italiano tra le migliori produzioni nazionali di “Teatro per le Nuove Generazioni”.
Di Bello, perché il mito di Filòmela?
«Ho voluto mettere in evidenza la rete di relazioni che le donne hanno saputo tessere nel tempo per uscire da situazioni di abuso e aiutarsi. Ho pensato a Filòmela e Aracne: la prima denuncia le violenze attraverso un arazzo dove rappresenta la scena del sopruso, mentre Aracne tesse una tela (che la condanna) su cui sono raffigurati gli stupri degli dèi. Mi ha affascinato questa idea dei fili, dei punti che uniscono e sono il simbolo dell’aiuto e della rinascita».
Che cosa l’ha spinta a realizzare uno spettacolo contro la violenza?
«Come uomo e padre di una figlia mi sono sentito chiamato in causa. Mi sono accorto che, involontariamente, nelle piccole cose alimentiamo e avalliamo i comportamenti violenti. Questo spettacolo è dedicato molto al genere maschile: c’è un finale forte in cui agli uomini viene data una pietra avvolta in un pezzo di carta su cui c’è una testimonianza. Che cosa ne faranno?».

Katia Trinca Colonel

Nella foto:
Una scena dello spettacolo Philòmela promosso da “Geniodonna”

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